Sui social metteva “le emoticon dell’iconica bandiera nera” dell’Isis e scriveva “jihad (…)sta più a significare ‘lotta contro i nemici’ (…) non vuoi meritare il livello più alto in Paradiso?”. E a chi le diceva che la guerra santa “è solo per gli uomini” lei citava “l’esempio di ‘Aisha’, seconda sposa di Maometto”, faceva riferimenti al “suicidio a scopo terroristico” e diceva di essere una “supporter dell’Isis”.  E’ il profilo di Hafsa Bakari Mohamed, la 19enne kenyota fermata cinque giorni fa mentre si stava per imbarcare su un volo per andare a combattere in Siria, passando per la Turchia, per come emerge dall’ordinanza del gip di Milano Luca Milani. Sui social mostrava, si legge, una pistola giocattolo, che poi le è stata sequestrata, e in una storia su Instagram si sarebbe fatta riprendere mentre sparava “con un fucile ad aria compressa”. E dalle analisi sono venuti fuori i suoi contatti “con un utente” in Turchia, tale Yusif.  Già il 28 novembre era andata a Malpensa per chiedere informazioni per comprare un biglietto per la Turchia, sempre “vestita col niqab”, che lascia scoperti solo gli occhi, con uno “zainetto” nascosto “sotto la giacca”. Alla madre che le chiedeva al telefono dove fosse andata aveva risposto: “mi dicevi che non sono tua figlia perché metto il velo?”.

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