Sono passati 48 anni dal sequestro di Aldo Moro. Il 16 marzo 1978, l’automobile su cui viaggiava il presidente della Democrazia Cristiana fu fermata in via Fani, a Roma, da un nucleo armato delle Brigate Rosse che uccise i cinque uomini della scorta e rapì Moro. Il rapimento di Moro durò 55 giorni. Il 9 maggio 1978 il suo corpo senza vita fu fatto ritrovare all’interno del bagagliaio di un’auto parcheggiata in via Caetani, sempre nella Capitale. 

Una delegazione del Pd, a via Fani, rende omaggio alla memoria del leader Dc e della scorta 

A 48 anni dal rapimento di Aldo Moro e dalla strage della sua scorta ricordiamo una delle pagine più buie e dolorose della nostra storia repubblicana. Questa mattina in via Fani insieme ad una delegazione del Partito Democratico abbiamo reso omaggio alla memoria di Aldo Moro e degli uomini della sua scorta, Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi. Ai loro familiari va tutta la nostra vicinanza. Per noi ricordare significa continuare a difendere, ogni giorno, i valori della democrazia contro ogni violenza politica e contro il terrorismo“. Così in una nota la segretaria del Pd Elly Schlein.

Erano circa le 9:00 di mattina quando in via Mario Fani, nel quartiere Trionfale della Capitale, i brigatisti aprirono il fuoco contro le due vetture e uccidendo i cinque uomini della scorta. Aldo Moro fu portato in un nascondiglio e iniziò un lungo dialogo tra Brigate Rosse e i vertici dello Stato. La morte dello statista segnò la fine del cosiddetto “Compromesso storico”: l’avvicinamento tra Dc e Pci, di cui Moro era stato uno dei grandi fautori.

Meloni: “L’agguato di via Fani aprì una pagina dolorosa della nostra storia” 

Il 16 marzo 1978 gli agenti Giulio Rivera, Oreste Leonardi, Raffaele Iozzino, Domenico Ricci e Francesco Zizzi, furono vigliaccamente uccisi nel tragico agguato in via Fani a Roma che portò al rapimento di Aldo Moro, il cui corpo fu poi ritrovato senza vita il 9 maggio successivo. Un giorno difficile per tutti, che aprì una pagina dolorosa della nostra storia repubblicana“. Lo afferma sui social la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. 

Oggi desidero ricordare questi servitori dello Stato che hanno dato la vita per proteggere e difendere con coraggio e sacrificio le Istituzioni e la Repubblica. A loro – aggiunge la Premier – va la nostra eterna gratitudine, insieme al ringraziamento che desidero inviare a tutti gli uomini e le donne in divisa per il quotidiano lavoro a difesa della Nazione e dei cittadini“.

La Russa: “Riaffermare valori libertà e democrazia”

Il 16 marzo 1978, in via Fani a Roma, il rapimento di Aldo Moro e l’uccisione di cinque uomini della sua scorta: i poliziotti Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi, e i Carabinieri Oreste Leonardi e Domenico Ricci. Ricordare quel giorno così drammatico significa rendere omaggio a chi sacrificò la propria vita e riaffermare, con forza, il valore della libertà e della democrazia contro ogni forma di terrorismo. Lo afferma sui social il presidente del Senato, Ignazio La Russa. 

Salvini: “Rinnovare impegno politico contro ogni forma di terrorismo e violenza politica”

Oggi, quarantotto anni fa, la strage di  Via Fani. Il nostro pensiero e la nostra  gratitudine vanno a questi servitori dello Stato, uccisi mentre  svolgevano il proprio dovere, e ai loro familiari. Il ricordo di  quella tragica giornata rinnovi l’impegno contro ogni forma di  terrorismo e violenza politica, a difesa della libertà e della  democrazia“. Lo scrive sui social il leader della Lega, Matteo  Salvini.

Piantedosi: “La memoria é il rinnovarsi di un impegno quotidiano”

Il 16 marzo di 48 anni fa, in via Fani a Roma, si consumò uno dei momenti più bui per la nostra Repubblica: il rapimento di Aldo Moro e l’uccisione degli uomini della sua scorta“. A ricordarlo su X è il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. “I poliziotti Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi, e i carabinieri Oreste Leonardi e Domenico Ricci – continua il titolare del Viminale – erano servitori dello Stato che avevano scelto di proteggere la democrazia e, nel compimento silenzioso e fedele di quella scelta, persero la vita. Li ricordiamo con gratitudine profonda. Insieme a loro commemoriamo Aldo Moro, statista, uomo di dialogo fermamente convinto che la politica fosse servizio e non esercizio del potere“.  

Quella drammatica stagione – conclude Piantedosi – ci restituisce ancora oggi un monito forte. La democrazia non è invulnerabile, ma prospera e resiste quando cittadini e istituzioni la difendono uniti. E l’Italia seppe farlo. Tenere viva la memoria di quei momenti non è un vuoto rituale, ma il rinnovarsi di un impegno quotidiano a difesa dei valori su cui si fonda la nostra Repubblica“.

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