94 morti, tra i quali 35 minori anche molto piccoli, un numero ancora imprecisato di dispersi: è tristemente noto come il naufragio di Cutro. Quattro anni fa naufragava il caicco ‘Summer Love’ partito dalla Turchia stracarico di migranti, si stima tra le 150 e le 200 persone in gran parte di nazionalità afgana, all’alba, davanti alla spiaggia di Steccato di Cutro, nel Crotonese. 

Una tragedia che ha portato a Crotone in quei giorni il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e poi una riunione straordinaria del Consiglio dei ministri con l’intero governo guidato dalla premier Giorgia Meloni ospitato nella sala consiliare del comune di Cutro, durante il quale fu deciso il “Decreto Cutro” che ha introdotto nuove norme per la lotta all’immigrazione clandestina. Si tratta del Cdm in cui la premier dichiarò che avrebbe dato la caccia agli scafisti su tutto il “globo terracqueo”. 

Per mesi i soccorritori hanno continuato a recuperare cadaveri in un tratto di mare a volte anche molto distante dalla spiaggia di Steccato. Solo tre mesi dopo il naufragio la Prefettura di Crotone ha ufficialmente sospeso le ricerche delle vittime le cui salme sono state trasferite nei rispettivi Paesi di provenienza. Una in Tunisia, una in Iran, sei in pakistan, 12 in Germania, una in Palestina, una in Finlandia e 48 in Afghanistan. Altre 14 vittime sono state inumate nel cimitero musulmano di Bologna, grazie alla mediazione del presidente delle comunita’ islamiche in Italia; 7 in un’area del cimitero di Cutro, anche in questo caso, a seguito dell’intervento collaborativo del locale Imam e dei tecnici comunali; una nel cimitero di Paola (Cosenza) e due in quello di Crotone.   

Dopo tre anni alcuni superstiti ancora oggi non hanno potuto ricongiungersi con i familiari che risiedono in diversi paesi del nord Europa, a causa di procedure burocratiche spesso insormontabili, e che avrebbero voluto raggiungere proprio con quella traversata. O tra i parenti delle vittime che da quel giorno chiedono sia fatta giustizia per i loro cari.

Cinque scafisti responsabili

Un primo risultato è stato raggiunto con l’individuazione dei cinque presunti scafisti ritenuti responsabili di aver provocato il naufragio. Uno dei quali è annegato nel disastro, mentre gli altri quattro sono finiti a giudizio. Il primo, il cittadino turco Gun Ufuk, di 28 anni, è stato processato con rito abbreviato dal gup di Crotone e condannato a 20 anni di reclusione, 3 milioni di multa e il risarcimento alle parti civili; gli altri tre presunti scafisti, Sami Fuat, turco di 50 anni, Khalid Arslan, di 25 anni, e Ishaq Hassnan, di 22 anni, entrambi pakistani, sono stati condannati dal Tribunale che li ha giudicati con il rito ordinario a pene comprese tra 11 e 16 anni di reclusione. Al momento il processo è in fase d’appello

Proprio durante il processo celebrato in Tribunale ai tre scafisti, uno degli investigatori della Questura di Crotone che hanno condotto l’indagine sul naufragio, nel corso della sua testimonianza ha svelato che dalle intercettazioni e dall’esame dei telefonini degli imputati è emersa l’esistenza di un gruppo di trafficanti di uomini che organizza gli sbarchi verso l’Italia, circostanza sulla quale sta conducendo un’altra indagine la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro.    

Ma l’attenzione è rivolta soprattutto, per le eventuali implicazioni politiche, alla parallela indagine della Procura della Repubblica di Crotone su eventuali ritardi che si sarebbero verificati nei soccorsi alla barca di migranti, dalla quale nella notte tra il 25 e il 26 febbraio sarebbe partita una richiesta di aiuto ignorata dalle autorità, e anche nei soccorsi immediatamente dopo il naufragio, che, se tempestivi, avrebbero potuto evitare la morte di alcune persone finite nell’acqua gelida. Indagine dalla quale è scaturito il rinvio a giudizio di sei militari, quattro della Guardia di finanza e tre della Guardia costiera, accusati di omicidio colposo plurimo e naufragio colposo

Nel processo, attualmente in corso davanti al Tribunale di Crotone, sono stati chiamati a testimoniare il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi e dei Trasporti, Matteo Salvini.

Oggi la commemorazione, il sindaco: “Il dolore non si trasformi in silenzio”

“Oggi ci ritroviamo uniti da un  sentimento profondo di memoria e responsabilità. Siamo qui per  ricordare tutte le vite spezzate con un pensiero che si rivolge in  modo particolare ai bambini”. Così, il sindaco di Crotone, Vincenzo  Voce, intervenendo alla cerimonia di commemorazione in occasione del  terzo anniversario della tragedia di Steccato di Cutro, avvenuta il 26 febbraio 2023, che si è svolta questa mattina nel ‘Giardino di Ali’. 

“Il dolore che questa tragedia ha lasciato nelle nostre coscienze – ha proseguito Voce – non può e non deve trasformarsi in silenzio. Il  Giardino di Ali nasce proprio con questo spirito: essere un luogo vivo e le radici degli alberi affondano nella memoria, nel ricordo, nella  speranza. Rivolgo, ancora una volta, un ringraziamento sincero e  sentito a tutte le donne e gli uomini che, nei giorni difficili di tre anni fa, si sono adoperati senza risparmio, mettendo a disposizione  tempo, competenze e cuore. Penso ai soccorritori, alle forze  dell’ordine, ai volontari, agli operatori sanitari, alle associazioni  e ai tanti cittadini che, con gesti concreti e silenziosi, hanno  dimostrato il volto più autentico e solidale della nostra comunità”.  

Alla cerimonia hanno preso parte autorità civili e militari,  rappresentanti di associazioni e una delegazione di studenti  dell”Istituto Rosmini’. Il prefetto Franca Ferraro ha espresso  “sincera e profonda vicinanza a quanti soffrono ancora per quella  tragedia”, rivolgendo “un pensiero partecipe alle famiglie delle  vittime manifestando sentimenti di solidarietà autentica nel ricordo  di chi non c’è più”.        

Toccante il momento dedicato agli studenti. Un alunno dell”Istituto  Rosmini’, intervenendo a nome di tutti i compagni, ha espresso un  profondo sentimento di vicinanza ai bambini deceduti.

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