“A Napoli criticità operative”. La mamma in Procura con gli audio

Partizia Mercolino, accompagnata dal suo legale, l’avvocato Francesco Petruzzi, si è recata stamattina negli uffici della Procura per depositare la registrazione audio di una conversazione avuta con il cardiochirurgo, che il 23 dicembre scorso ha impiantato al figlio, Domenico, deceduto sabato scorso, un cuore prelevato a Bolzano e giunto nel capoluogo partenopeo danneggiato. Il file audio è stato messo a disposizione del sostituto procuratore Giuseppe Tittaferrante, titolare del fascicolo che vede sette indagati tra medici e paramedici per il reato di omicidio colposo in concorso.

La Asl di Bolzano: “Emerse criticità operative nel team di Napoli”

Durante l’intervento di espianto del cuore donato da un bambino altoatesino di 4 anni e destinato al piccolo Domenico Caliendo “sono emerse significative criticità operative a carico del team di prelievo di Napoli”. Il dato emerge da una relazione inviata lo scorso 18 febbraio dal Dipartimento di Prevenzione Sanitaria e Salute della Provincia Autonoma di Bolzano al Ministero della Salute. In particolare le contestazioni mosse riguardano la procedura chirurgica seguita, la dotazione tecnica incompleta (con insufficiente materiale refrigerante) e una incertezza in merito alla gestione dell’anticoagulazione (eparina).

 

I Nas chiedono a Bolzano chi ha fornito il ghiaccio secco

Chi ha fornito materialmente il ghiaccio secco che ha poi congelato il cuore destinato al piccolo Domenico, e chi era presente nel blocco operatorio quella mattina del 23 dicembre 2025: è la richiesta che il Nas di Trento ha inoltrato, secondo quanto scrive il quotidiano Alto Adige, alla direzione medica dell’Azienza sanitaria dell’Alto Adige. Nella comunicazione inviata, i carabinieri chiedono di individuare “gli addetti all’Officina ospedaliera, con particolare riguardo a coloro che erano preposti alla fornitura del ghiaccio” e gli “operatori sanitari in servizio presso il blocco operatorio, a disposizione del coordinatore”.

“Qualora da un approfondimento interno già aveste potuto verificare chi tra questi sia stato coinvolto nella fornitura del ghiaccio alla sala operatoria interessata all’espianto degli organi del donatore – è scritto ancora nella richiesta del Nas -, si prega di voler trasmettere le risultanze”.

La procura di Napoli ha inoltrato una richiesta di incidente probatorio all’autorità giudiziaria, nell’ambito delle indagini sul trapianto di cuore fallito. La decisione del giudice per le indagini preliminari di Napoli è attesa nei prossimi giorni. Gli indagati intanto passano da sei a sette: si è aggiunta alla prima tranche una dirigente medico del Monaldi. L’avvocato Francesco Petruzzi ha chiesto l’aggravamento dell’ipotesi di accusa da omicidio colposo a omicidio volontario con dolo eventuale. “A parere di questa difesa – ha spiegato il legale -, si spera che, una volta concluse le indagini, si proceda per omicidio volontario, non per omicidio colposo. Dall’esame della cartella clinica ci sono tutti i presupposti per configurare il dolo eventuale, che comporta l’omicidio volontario”.

La mamma continua a ripetere di volere “giustizia. Voglio la verità, tutta la verità, ora basta. Devo avere giustizia per mio figlio, me lo devono”.

L’avvocato: “Dopo il trapianto su Domenico un palese tentativo di occultamento”

“Dalla cartella clinica di Domenico che ci ha inviato il Monaldi manca il diario di perfusione, ossia il tracciato della circolazione extracorporea che dimostrerebbe il momento esatto in cui al bambino è stato tolto il suo cuore, prima di impiantare quello danneggiato” dice l’avvocato Petruzzi. “Domani mattina (oggi, ndr) torno in Procura per segnalare l’anomalia e chiedere a loro che acquisiscano questo documento, se già non l’hanno fatto”.

Altro aspetto sollevato da Petruzzi sulla documentazione ricevuta è la scansione degli orari. “Le varie fasi sono descritte cronologicamente ma manca il minutaggio preciso, che sarebbe necessario per comprendere il succedersi degli eventi”. Oggi il legale ne ha parlato con il procuratore aggiunto Ricci, che coordina l’inchiesta. Petruzzi deposita inoltre la nomina dell’anatomopatologo di parte in vista dell’autopsia, che non è ancora stata fissata.

“Dinanzi al gip chiederemo con forza anche la valutazione di ciò che è stato fatto dopo l’operazione, in quei famosi 45 giorni che decorrono dal 23 dicembre fino al 6 febbraio, data in cui si è tenuta la prima commissione interdisciplinare. Fino a quel momento, come emerge dallo studio della documentazione medica, neanche una Tac cerebrale era stata fatta. Probabilmente fare ulteriori passaggi avrebbe rappresentato implicitamente un riconoscimento del fatto che c’era un problema?” ha detto ancora Petruzzi, secondo il quale “c’è stato un palese tentativo di occultamento”. “Io penso che fare ulteriori passaggi avrebbe dovuto innanzitutto significare coinvolgere altre persone e creare quindi fughe di notizie. Le cartelle cliniche avrebbero dovuto essere estese anche ad altri centri trapiantologici. E invece fino a qualche giorno fa, continuavano a dire alla mamma che non doveva parlare con il suo avvocato”.

La vicenda

Da circa due mesi il bambino era ricoverato all’ospedale Monaldi di Napoli. L’azienda sanitaria di cui fa parte la struttura ha comunicato la morte del piccolo con una nota: “Con profondo dolore l’Azienda Ospedaliera dei Colli comunica che questa mattina, sabato 21 febbraio 2026, il piccolo paziente sottoposto a trapianto in data 23 dicembre 2025 è deceduto a seguito di un improvviso e irreversibile peggioramento delle condizioni cliniche. La Direzione Strategica, insieme a tutti i professionisti sanitari e non, esprime il più sentito cordoglio e si stringe con rispetto e commossa partecipazione alla famiglia in questo momento di immenso dolore”.

Poi, il cardinale Mimmo Battaglia, arcivescovo di Napoli, si è recato in ospedale in preghiera al fianco della madre e ha somministrato al piccolo Domenico l’estrema unzione. L’ultimo consulto di esperti di tutta Italia aveva escluso ogni chance per lui: il cuore individuato martedì è stato impiantato a un bimbo nell’ospedale Giovanni XXIII di Bergamo. La mamma, Patrizia, e il suo consulente medico legale avevano rinunciato alla richiesta di ulteriori pareri a specialisti europei.

L’Ordine dei medici: “Silenzio e rispetto per il dolore della famiglia”

“L’invito a tutti, anche ai media, in questa fase in cui la conclusione non è quella che tutti speravano, è di far scendere il silenzio e lasciare, giustamente, in pace la famiglia che è raccolta nell’intimità del dolore, su cui esprimiamo il massimo del rispetto” ha dichiarato il presidente della Fnomceo – Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, Filippo Anelli.

La mamma: “Ringrazio per l’affetto, donate all’Aido”

“Ringrazio tutte le persone che mi hanno dimostrato affetto e vicinanza, ringrazio di cuore tutti coloro che mi hanno offerto aiuti ma vorrei dire che non accetto soldi, vorrei invece che fossero donati all’associazione per i trapianti Aido” le parole di Patrizia Mercolino, la madre di Domenico.

Non si ferma, intanto, il pellegrinaggio di normali cittadini all’ospedale Monaldi. In tanti stanno portando dei piccoli mazzi di fiori bianchi e li stanno lasciando proprio all’ingresso dell’ospedale. Anche dei bimbi piccoli, accompagnati dalle proprie mamme, hanno donato rose e palloncini bianchi. I fiori sono anche accompagnati da piccoli bigliettini. Diversi i pensieri espressi: “Ad un amichetto Angelo, adesso parliamo da lontano” scrive Giovanni. E poi “vola più in alto che puoi, piccolo Domenico” c’è scritto su un altro piccolo mazzo di fiori. “Ti abbiamo amato come nostro figlio, un nostro nipote, aiuta la tua famiglia e scusa questo mondo che non ti appartiene” si legge su un altro messaggio.

L’inchiesta

La ricostruzione di quanto accaduto il 23 dicembre nel frattempo si è arricchita con le dichiarazioni del cardiologo Giuseppe Limongelli, ex direttore del follow up del Monaldi dimesso sei giorni dopo il trapianto fallito e ascoltato quattro giorni fa dai pm di Napoli, e dagli audit interni dell’azienda ospedaliera. Da questi ultimi in particolare emergerebbe che i medici provenienti dal Monaldi e giunti all’ospedale di Bolzano, dopo aver riposto il cuore nel box per il trasporto, avrebbero chiesto al personale di sala di integrare il ghiaccio mancante nel secchiello; il riempimento sarebbe però avvenuto con l’utilizzo di ghiaccio secco e non ghiaccio di acqua, errore risultato poi fatale per la conservazione dell’organo.

La mamma del piccolo: “Una fondazione in suo nome per aiutare altri bambini”

“Ho sempre detto che non bisogna dimenticare Domenico, la sua storia, e soprattutto che non accada più a nessun bambino. Questo è lo scopo della Fondazione”, ha detto Patrizia Mercolino, la mamma del piccolo Domenico, dopo essere stata dal notaio Roberto Dante Cogliandro per dare vita alla Fondazione che porta il nome di suo figlio. La signora ha sottolineato che la Fondazione nasce perché quanto capitato a suo figlio “non accada più – ha detto – a nessun altro bambino e che nessun’altra famiglia provi il dolore che stiamo provando noi in questo momento. La fondazione si chiamerà Domenico Caliendo perché la forza arriva proprio da mio figlio. Io il dolore lo provo dentro, lo tengo dentro ma sulla vicenda è arrivato il momento della verità”. 

 

Schillaci: “Profondamente addolorato, un bimbo che ha commosso l’Italia intera”

“La morte del piccolo Domenico mi addolora profondamente. Non ci sono parole che possano consolare di fronte a una così grave perdita, resta il sentimento di vicinanza umana e istituzionale verso una famiglia duramente colpita e il rispetto per il ricordo di un bambino che ha commosso l’Italia intera. In questo momento di immenso dolore, ci stringiamo alla sua mamma e al suo papà ai quali rivolgo, a nome mio e di tutto il Servizio Sanitario Nazionale, un pensiero di affetto, rispetto e sincera vicinanza”, ha affermato in una nota, il ministro della Salute, Orazio Schillaci.

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