Sono cinque i soggetti, tutti cittadini cinesi, sottoposti a fermo dalla procura di Prato perle accuse, a vario titolo, di falsificazione, distribuzione e smercio di monete false da 2 euro. Tre di loro sono considerati dagli inquirenti coinvolti direttamente nella produzione, altri due sono ritenuti più coinvolti in una fase successiva di distribuzione a smerciatori fiduciari delle monete falsificate.

 

 Nelle perquisizioni svolte da ieri per eseguire i cinque fermi sono stati sequestrati i conii di tutte le tipologie nazionali, due presse, una macchina assemblatrice, una ‘rimming machine’ per zigrinatura laterale,72 buste con gli anelli (i ‘ring’, ciascuna ne ha 500) e 92 buste con gli inner (la parte centrale della moneta bimetallica, ogni busta con 500 pezzi). Trovate e sequestrate 10 buste con 570 monete già coniate e un detergente per trattare le monete ossidate. 

Le verifiche della Zecca di Stato hanno messo in evidenza che si tratta di una “innovativa e insidiosissima classe di contraffazione – spiega la procura – evidentemente concepita per l’inserimento nei cambia-monete per ottenere banconote vere”. I falsari si avvalevano di ‘ring’ e ‘inner’ (gli anelli e piattelli dorati centrali della moneta da 2 euro che bimetallica) fabbricati in Cina, importati per almeno una tonnellata, e riuscivano a ottenere tutte “le caratteristiche di sicurezza delle monete genuine (peso, dimensioni e magnetismo perfettamente baricentrico)” in modo da inquinare con efficacia il mercato monetario.   Le indagini sono state condotte dai carabinieri che ha eseguito i fermi per il capo 47enne, e due complici  di 37 e 51anni. 

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