Per entrare in casa è stato necessario aprirsi un varco tra scatoloni, sacchetti e oggetti accatastati ovunque. Poi, in uno spazio ormai quasi irraggiungibile, il corpo senza vita di una donna di 57 anni. È la scena che si sono trovati davanti i soccorritori intervenuti in un appartamento nel centro di Verona.

A lanciare l’allarme è stato il compagno della donna, preoccupato perché non era rientrata a casa. L’appartamento in cui è stata ritrovata, infatti, non era quello in cui abitava, ma quello destinato ad accogliere quello che acquistava.

Dopo la segnalazione, carabinieri e vigili del fuoco sono intervenuti nella tarda serata del 26 marzo. La porta dell’abitazione era chiusa e persino l’accesso si è rivelato particolarmente complesso.

Una volta all’interno, i soccorritori hanno trovato ambienti completamente invasi: pacchi ancora sigillati, buste piene e oggetti accumulati fino a ostruire passaggi e stanze. Per avanzare è stato necessario rimuovere parte del materiale. Solo dopo questo lungo lavoro è stato possibile raggiungere il corpo della donna.

Le cause esatte della morte sono ancora in fase di accertamento, ma tra le ipotesi principali c’è quella di un crollo improvviso delle pile di oggetti. La donna potrebbe essere rimasta intrappolata sotto il peso degli scatoloni, senza possibilità di muoversi o chiedere aiuto, fino a non riuscire più a respirare.

I carabinieri stanno ora cercando di ricostruire la dinamica precisa dell’accaduto e il momento del decesso.

Che cos’è la disposofobia

Il caso di Verona riporta l’attenzione su una condizione nota come disposofobia, o disturbo da accumulo compulsivo. Si tratta di una condizione psicologica caratterizzata dalla difficoltà persistente a liberarsi degli oggetti, anche quando questi non hanno un reale valore o utilità.

Chi ne soffre tende ad accumulare beni in modo progressivo, spesso per ridurre stati d’ansia o senso di vuoto. L’acquisto o il possesso degli oggetti diventa una forma di compensazione emotiva, ma nel tempo lo spazio domestico può trasformarsi in un ambiente invivibile e, nei casi più gravi, pericoloso.

La disposofobia è oggi riconosciuta come un disturbo distinto, collegato ma non sovrapponibile al disturbo ossessivo-compulsivo. Può compromettere gravemente la qualità della vita, le relazioni sociali e la sicurezza personale, rendendo necessari interventi psicologici e, in alcuni casi, anche di supporto sociale.

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