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Home » Addio a Frederick Wiseman, documentarista, Leone d’oro e Oscar alla carriera
Società

Addio a Frederick Wiseman, documentarista, Leone d’oro e Oscar alla carriera

Di Sala Notizie17 Febbraio 20263 min di lettura
Addio a Frederick Wiseman, documentarista, Leone d’oro e Oscar alla carriera
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È morto a 96 anni il grande documentarista Frederick Wiseman. Lo annunciano la sua società di produzione la Zipporah Films e la famiglia. “Per quasi sessant’anni, Frederick Wiseman ha creato un corpus di opere senza pari, una documentazione cinematografica di ampio respiro delle istituzioni sociali contemporanee e dell’esperienza umana quotidiana, principalmente negli Stati Uniti e in Francia”. Non è stato specificato il luogo della sua scomparsa, ma si è sottolineato che “considerava Cambridge, Massachusetts; Northport, Maine; e Parigi, Francia” le sue case.

Ha sempre respinto le categorizzazioni del suo lavoro. “Mi piace chiamarli film” piuttosto che documentari, ha detto, perche’ trovava la parola “documentario” limitante. Ma era strettamente associato al documentario-verità come chiunque altro. E sebbene negasse che i suoi film avessero un’agenda politica, non era estraneo alle controversie. 

Il suo debutto alla regia, Titicut Follies (1967), un ritratto straziante del Bridgewater State Hospital per criminali psichiatrici nel Massachusetts, rimane l’unico film ad essere mai stato vietato negli Stati Uniti per motivi diversi da oscenità, immoralità o sicurezza nazionale. Il divieto, imposto dal Massachusetts perché il film violava la privacy dei detenuti, fu revocato nel 1991; il film fu successivamente trasmesso dalla Pbs.

Gli ultimi film di Wiseman sono stati tra i suoi più apprezzati. Il romanziere Jay Neugeboren, scrivendo sulla New York Review of Books, ha definito In Jackson Heights (2015), un ritratto panoramico di uno dei quartieri più eterogenei del paese, il Queens, il documentario di Wiseman “più ricco di trama e sontuosamente bello”. 

Nella sua recensione di Ex Libris: The New York Public Library (2017) per il New York Times, Manohla Dargis lo ha definito “uno dei più grandi film della straordinaria carriera di Wiseman e uno dei suoi più emozionanti”. Fra i tanti premi ricevuti dal cineasta, il Leone d’oro alla carriera alla Mostra del cinema di Venezia nel 2014 e l’Oscar alla carriera nel 2017.  

“Mancherà profondamente alla sua famiglia, ai suoi amici, ai suoi colleghi e agli innumerevoli registi e spettatori di tutto il mondo, le cui vite e prospettive sono state plasmate dalla sua visione unica – si sottolinea -. Wiseman è stato preceduto nella morte dalla moglie Zipporah Batshaw Wiseman, con cui è stato sposato per 65 anni, scomparsa nel 2021. Lascia i suoi due figli, David (Jennifer) ed Eric (Kristen Stowell), e tre nipoti, Benjamin, Charlie e Tess, oltre a Karen Konicek, sua amica e collaboratrice, che ha lavorato con Fred per 45 anni”.

In occasione del suo Leone d’oro alla carriera, Wiseman aveva spiegato che per lui non c’è differenza fra documentari e opere di fiction: “Mi piace fare film che abbiano una struttura drammatica, che si occupino di aspetti sottili e complessi del comportamento umano. La tecnica è diversa ma il risultato è lo stesso”. 

Il regista rivendicava anche il suo essere da sempre “un po’ solitario” rispetto all’ambiente del mondo del cinema: “Quando i documentaristi si riuniscono parlano solo di quanto si odino e delle gelosie per chi guadagni di più’, quindi meglio evitare”. In tanti anni di lavoro “non penso di essere cambiato molto, ora giro e monto in digitale, ma la tecnica è la stessa. Non mi piace fare interviste né inserire voci narranti. Voglio che chi guardi abbia la sensazione di essere là. Non dico, come farebbe un narratore, cosa penso, ma metto gli spettatori in condizione di formarsi un’opinione”.

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