
“Alberto Trentini è stato arrestato senza accuse ed è anche il prigioniero più prezioso del Venezuela che costringe l’Italia a sedersi al tavolo delle trattative” racconta il giornalista Estefano Tamburrini. Ed è per questo che il caso Alberto Trentini è diverso da tutti gli altri. Tamburrini segue il dossier dal primo giorno e conosce tutte le sfumature del chavismo. Alberto, 46 anni, è stato fermato il 15 novembre 2024: un operatore umanitario arrivato in Venezuela per aiutare i disabili. Non un dissidente ma una pedina di scambio per il regime: un ostaggio. La caduta di Maduro, l’impegno della Farnesina, della Chiesa, l’ondata di scarcerazioni: tutto sembra convergere verso una soluzione positiva. Eppure dopo 24 ore nulla si sa ancora della sorte di Alberto. A Venezia dietro le serrande abbassate ci sono due genitori in ansia: Armanda ed Ezio. E ogni minuto che passa la speranza si fa angoscia.
“Non abbassiamo la guardia affinché i nostri detenuti, e in particolare Alberto, possano tornare a casa senza problemi e senza passi indietro da parte delle autorità venezuelane” precisa Tamburrini. Il volto di Alberto congelato a 420 giorni fa: avrebbe perso 20 chili nel famigerato Rodeo 1. Come provato sarebbe un altro italiano detenuto: l’imprenditore Mario Burlò, anche lui in odore di scarcerazione. Era in Venezuela da meno di 24 ore quando è stato fermato un anno fa: attraversava il confine via terra. In Italia è imputato di reati fiscali legati al crack di una società di basket. Oggi a Torino è arrivata la condanna per i suoi soci, nel giorno in cui la famiglia sperava di riabbracciarlo.