Alberto Trentini, chi è il cooperante da oltre 2 anni nelle carceri venezuelane

I motivi del suo arresto non sono stati mai realmente chiariti. Alberto Trentini si trovava in Venezuela per svolgere il suo lavoro di operatore umanitario, come faceva da parecchi anni. 

Era arrivato nel Paese sudamericano il 17 ottobre del 2024, e aveva fin da subito cominciato ad assistere persone con disabilità. Il 15 novembre, mentre da Caracas si spostava nel sudovest del Venezuela, viene fermato a un posto di blocco insieme all’autista che lo stava accompagnando. I funzionari del Servizio amministrativo per l’identificazione, la migrazione e gli stranieri non spiegano le ragioni del gesto, lo prelevano e da allora è detenuto nel penitenziario El Rodeo, nello Stato di Miranda, a circa 30 chilometri della capitale. 

Da quel momento di Trentini si perdono le tracce, niente contatti con chiunque, dalle autorità venezuelane solo notizie scarse e frammentate. Nonostante gli interventi giunti da più parti, a partire dal governo italiano. Poi a maggio del 2025 la telefonata ai suoi familiari, in cui li rassicura di essere in buona salute. Dietro a questo contatto, mesi e mesi di duro lavoro diplomatico.

La passione per la cooperazione di Alberto Trentini arriva da lontano. Dopo la laurea in Storia moderna e contemporanea conseguita all’Università Ca’ Foscari di Venezia, si specializza nel settore dello sviluppo e della cooperazione internazionale. In Inghilterra consegue quindi un master in ingegneria delle acque e della salute, che lo porta a operare in Sud America, Etiopia, Nepal, Grecia e Libano, per diverse organizzazioni. Poi l’arrivo in Venezuela, l’arresto e gli oltre 400 giorni di prigionia.  

 

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