Anno giudiziario, scintille fra D’Ascola e Nordio su magistrati e riforma

L’inaugurazione dell’anno giudiziario in Cassazione si è svolta in un clima di profonda tensione istituzionale, condizionato dall’imminente referendum sulla separazione delle carriere. 

Alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dei presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, la cerimonia si è aperta con la relazione del primo presidente della Corte, Pasquale D’Ascola, sull’anno appena trascorso. 

D’Ascola ha sottolineato che l‘autonomia e l’indipendenza della magistratura non sono privilegi di categoria, ma garanzie essenziali per l’imparzialità del giudice e l’uguaglianza dei cittadini. Ha auspicato un dialogo pacato.

“La preoccupazione della magistratura è che resti garantita l’indipendenza e l’autonomia della giurisdizione come caposaldo del sistema costituzionale” dice D’Ascola “in una Costituzione che ha il suo perno essenziale nel principio di uguaglianza sostanziale, la magistratura, che esercita la funzione giurisdizionale affinché la legge sia uguale per tutti, sente di aver adempiuto il proprio dovere se il diritto, ogni diritto, ha effettiva tutela e non se è soltanto declamato. La sua autonomia e la sua indipendenza non sono un privilegio, ma sono presupposti perché il giudice sia sempre imparziale”

Il Ministro della Giustizia Carlo Nordio ha replicato definendo “blasfema” l’idea che la riforma da lui firmata possa minare l’indipendenza delle toghe. Pur dichiarando rispetto per l’esito del referendum, ha confermato la volontà di procedere con le norme attuative in caso di vittoria del Sì, rivendicando inoltre gli sforzi del governo nel colmare i vuoti d’organico attraverso duemila nuove assunzioni e negando ogni eccesso di “panpenalismo”.

“Non intendo in questa sede dilungarmi sui contenuti, sento però il dovere istituzionale di ribadire con chiarezza e fermezza che ritengo blasfemo sostenere che questa riforma tenda a minare l’indipendenza della magistratura, un principio non negoziabile“. Lo ha detto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, intervenendo nel corso della cerimonia. “L’attribuzione al legislatore di un’intenzione di sottoporre la magistratura al potere esecutivo è null’altro che una grossolana manipolazione divinatoria di una realtà immaginaria. Mi auguro che questa vuota polemica venga ripudiata dagli intelletti più maturi”, ha aggiunto Nordio.

 

Nordio, auspico dibattito pacato e razionale

Il ministro ha aggiunto di auspicare “che il dibattito sulla riforma” della separazione delle carriere “si mantenga nei limiti della razionalità, della pacatezza e della continenza. Abbiamo già detto che vi sono buone ragioni per criticarla, lo sappiamo. Abbiamo anche aggiunto, citando il poeta, che le buone ragioni cedono alle ragioni migliori, o almeno a quelle che noi riteniamo possano essere migliori. Entrambe possono comunque essere espresse con raziocinio, senza rancori e soprattutto senza pensieri elettorali”. 

 

Nordio, se vincerà il No resteremo al nostro posto

Su una eventuale vittoria del No al referendum sulla giustizia Nordio ha precisato: “Resteremo fermi al nostro posto, rispettandone la decisione”. Se invece vincerà il Sì, ha aggiunto, “inizieremo il giorno successivo un dialogo con la magistratura, con il mondo accademico e con l’avvocatura per elaborare le necessarie norme attuative”.

 

Sull’asprezza del confronto è intervenuto il Procuratore Generale Pietro Gaeta, il quale ha definito “inaccettabile” il livello di scontro tra magistrati e politica, pur evidenziando con ottimismo i dati positivi sull’abbattimento dell’arretrato civile e penale in linea con gli obiettivi del PNRR. 

Anche il vicepresidente del CSM, Fabio Pinelli, ha richiamato alla leale collaborazione tra i poteri, sottolineando che la delegittimazione reciproca danneggia la fiducia dei cittadini e ricordando il sacrificio dei magistrati che hanno dato la vita per difendere lo Stato.

La replica dell’Associazione Nazionale Magistrati

Il presidente del sindacato delle toghe, Cesare Parodi, ha stigmatizzato l’uso dell’aggettivo “blasfemo” da parte del Guardasigilli, dichiarando: «Spiace per questo termine. Noi sosteniamo opinioni che riteniamo fondate, che difendiamo con convinzione e che hanno una loro precisa dignità».

Si ripropone così un muro contro muro che appare sterile e privo di utilità per il sistema giustizia. Una dinamica che, come sottolineato dal vicepresidente del Csm Fabio Pinelli nel suo intervento, rischia di essere controproducente. Pinelli ha infatti avvertito che la «delegittimazione reciproca» non fa altro che indebolire le istituzioni e rompere il patto di fiducia con la collettività.

Il rischio concreto è che i cittadini, disorientati dallo scontro, possano legittimamente iniziare a dubitare di chi è chiamato a decidere delle loro sorti, sia attraverso l’introduzione di nuove norme — incluse quelle di rango costituzionale — sia mediante l’applicazione e l’interpretazione del diritto nell’esercizio della giurisdizione.

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