Approvata la riforma della Giustizia, Nordio: “Spero in un referendum non politicizzato”

La riforma costituzionale della giustizia è stata approvata nell’aula del Senato con 112 voti a favore, 59 contrari e 9 astenuti.

È l’ultimo atto: in mattinata l’aula del Senato erano iniziate, alla presenza del ministro Guardasigilli Carlo Nordio, le dichiarazioni di voto sul ddl che è stato votato per la quarta e ultima lettura parlamentare conforme, secondo le previsioni dell’articolo 138 della Costituzione.

 

I senatori dell’opposizione issano cartelli: “No ai pieni poteri”

I senatori del Pd, del M5s e di Avs protestano contro l’approvazione della riforma, appena votata al Senato, mostrando cartelli con la scritta “No ai pieni poteri”. Nello schieramento opposto, dai banchi del centrodestra si sono sentiti applausi subito dopo il voto.

Nordio: “Grazie a tutto il Parlamento. Spero in un referendum non politicizzato, sarebbe catastrofico per l’ANM. Mi spenderò in prima persona”

“Il prossimo step sarà il referendum. Mi auguro che venga mantenuto in termini pacati, razionali e non politicizzati, nell’interesse della politica e soprattutto della magistratura, alla quale mi sento ancora di appartenere” ha detto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, dopo il via libera definitivo. “Non si tratta di una legge punitiva contro la magistratura” ha precisato il Guardasigilli. “Fu Giuliano Vassalli, eroe della Resistenza, a proporre per primo la separazione nel suo Codice di procedura penale. Trovo improprio parlare di attentato alla Costituzione”. “Certamente mi spenderò in prima persona” sul referendum sulla separazione delle carriere, ha precisato Nordio.

Ringrazio il Parlamento, tutti i colleghi dell’opposizione a cominciare da loro. Questa è la regola della democrazia. La maggioranza è stata ottima. Era una risoluzione nel programma di governo” ha anche detto il titolare di via Arenula. “ bene che la magistratura, come io auspico, esponga tutte le sue ragioni tecniche razionali che possono meditare contro questa riforma. Ma, per l’amor del cielo, non si aggreghi – come effettivamente ha già detto, ammesso e io lo ringrazio il presidente Parodi – a forze politiche per farne una specie di referendum pro o contro il governo. Questo sarebbe catastrofico per la politica, ma soprattutto per la stessa magistratura”.

Aula Senato, votazione 30 10 2025 (Senato)

Ronzulli: “Con la riforma realizzato il sogno di Berlusconi”

“Abbiamo lottato, resistito e insistito con determinazione per oltre trent’anni, ma finalmente ce l’abbiamo fatta. Oggi separiamo le carriere e uniamo l’Italia nella fiducia verso il sistema giudiziario. Con l’approvazione di questa storica riforma, inizia l’era di una vera imparzialità, la bilancia della giustizia torna ad essere equilibrata, si restituisce credibilità alla magistratura e speranza ai cittadini. Siamo orgogliosi di aver realizzato il sogno di Silvio Berlusconi, che ha creduto fino all’ultimo giorno in questa riforma. Il sogno di un’Italia dove inchieste e processi non siano mai più usati come clave per abbattere per via giudiziaria l’avversario. Ora l’ultima parola spetta al referendum, agli italiani, per dire sì alla libertà, alla certezza del diritto, ad una giustizia davvero giusta” ha commentato la senatrice di Forza Italia e vice presidente del Senato, Licia Ronzulli.

L’aula si infiamma durante l’intervento di Scarpinato

L’aula del Senato si è infiammata durante l’intervento di Roberto Scarpinato che ha dichiarato il voto contrario di M5s alla separazione delle carriere. “Ci sono italiani anche di destra – ha detto Scarpinato – che non se la bevono che Berlusconi, Dell’Utri, Cosentino, D’Alì, Formigoni sono stati vittime di persecuzione dei magistrati”. È partita la contestazione dai banchi di Fi, con il presidente La Russa costretto a richiamare alcuni senatori, a partire dalla vicepresidente Ronzulli. Si sono levati grida e “buuuu” contro Scarpinato, a sua volta sostenuto dagli applausi dei senatori del suo gruppo. Scarpinato ha poi sforato i dieci minuti dell’intervento e dai banchi del centrodestra diversi senatori hanno gridato “basta”, facendo però arrabbiare La Russa che ha rintuzzato “i tempi dell’intervento li decido io”.

opposizioni con cartelli in Aula, ‘no a pieni poteri’ (Ansa)

Meloni: “La politica ha fatto la sua parte, ora la parola ai cittadini”

“Oggi, con l’approvazione in quarta e ultima lettura della riforma costituzionale della giustizia, compiamo un passo importante verso un sistema più efficiente, equilibrato e vicino ai cittadini. Un traguardo storico e un impegno concreto mantenuto a favore degli italiani” scrive sui social Giorgia Meloni. “Governo e Parlamento hanno fatto la loro parte, lavorando con serietà e visione. Ora – riprende la presidente del Consiglio – la parola passerà ai cittadini, che saranno chiamati ad esprimersi attraverso il referendum confermativo. L’Italia prosegue il suo cammino di rinnovamento, per il bene della nazione e dei suoi cittadini. Perchè un’Italia più giusta è anche un’Italia più forte” conclude la premier.

Aula Senato, votazione 30 10 2025 (Senato)

Opposizioni all’attacco: “Meloni vuole le mani libere”

Le opposizioni accusano la presidente del Consiglio di volersi mettere al di sopra della legge. “No ai pieni poteri”, il cartello  esibito oggi nell’emiciclo di palazzo Madama dalle opposizioni.  Concetto su cui insiste Elly Schlein, che ha convocato una conferenza  stampa in Senato con i capigruppo Pd, subito dopo l’ok alla riforma.  ”Lo ha chiarito la stessa presidente Meloni, con le sue dichiarazioni sul Ponte di Messina: questa riforma serve ad avere le mani libere e  porsi al di sopra della Costituzione”.  Giuseppe Conte è sulla stessa linea: “Meloni attacca l’indipendenza  dei poteri? Credo sia un obiettivo politico quello di sottrarsi a  qualsiasi controllo della magistratura, a pesi e contrappesi”. E anche  Avs: “Il suo unico obiettivo è quello di minare e indebolire  l’indipendenza e l’autonomia della magistratura per sottoporla al  controllo politico del Governo”, incalzano Angelo Bonelli e Nicola  Fratoianni. 

Si articola diversamente invece il ‘centro’. Carlo Calenda vota con il centrodestra (l’altro senatore di Azione Marco Lombardo si astiene), mentre Iv si astiene ma Matteo Renzi mette in guardia le altre opposizioni: “Se pensate di costruire una piattaforma sulle  rivendicazioni della Anm state cacciando dal centrosinistra un sacco  di gente riformista”. Anche Più Europa è critica: la riforma, dice  Riccardo Magi, “non fun-zio-ne-rà ma a questa destra serviva piantare  una bandierina costituzionale senza porsi troppe domande e soprattutto senza dare risposte”.  Intanto, partirà la raccolta firme tra i parlamentari per il  referendum. Lo hanno già annunciato Pd, M5S e Avs. “Di fronte a questa svolta autoritaria abbiamo il dovere di mobilitarci nella società –  dicono Bonelli e Fratoianni – e per questo raccoglieremo le firme tra  i parlamentari, insieme alle altre forze dell’opposizione, per  promuovere il referendum e cancellare con il voto popolare questa controriforma”.

L’ANM: “Riforma che altera l’assetto dei poteri e non migliora il servizio della giustizia”

“Questa riforma altera l’assetto dei poteri disegnato dai costituenti e mette in pericolo la piena realizzazione del principio di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Una riforma che non rende la giustizia più rapida o più efficiente ma la rende più esposta all’influenza dei poteri esterni. Una riforma che non aumenta il numero dei magistrati, che resta tra i più bassi in Europa, né colma le lacune dell’organico amministrativo. Una riforma che non investe risorse per far funzionare meglio il sistema giustizia ma rischia al contrario di triplicare i costi con lo sdoppiamento del Csm e l’istituzione dell’Alta corte disciplinare. Le nostre preoccupazioni sono peraltro condivise anche dal relatore speciale sull’indipendenza di giudici e avvocati delle Nazioni Unite” dichiara la Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati in una nota, dopo l’approvazione definitiva della riforma.

Il testo originario prodotto dal Governo e firmato dal presidente del Consiglio, Giorgia Meloni e da Nordio, non è stato mai modificato dal Parlamento.

Il passo successivo sarà il referendum confermativo, per il quale tanto la maggioranza quanto l’opposizione hanno fatto sapere di essere intenzionate ad avviare le procedure (firme di un quinto dei parlamentari di una Camera o di 500mila elettori o richiesta da parte di cinque Consigli regionali).

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