Si è tolto la vita il 39enne che, lo scorso giovedì 5 maggio, ha accoltellato una donna a bordo di un autobus dell’Anm nel quartiere Vomero a Napoli. L’uomo, napoletano residente nel quartiere Pianura, era ricoverato per disturbi psichici all’ospedale San Giovanni Bosco, dove era piantonato a seguito dell’arresto. Qui sarebbe riuscito a togliersi la vita dopo due tentativi andati a vuoto.
L’ uomo dopo l’aggressione sul bus era stata subito fermato dai carabinieri. A evitare il peggio, secondo il sindacalista Usb Marco Sansone, è stata la prontezza del giovane autista dell’autobus, che ha fermato il mezzo, ha cercato di calmare l’aggressore e ha permesso ai passeggeri di allertare le forze dell’ordine. L’aggressore non conosceva la vittima e aveva agito senza motivi apparenti.
La vittima, una donna di 32 anni, avvocata penalista ha riportato ferite al volto e alle braccia ed è stata ricoverata nell’ospedale Cardarelli di Napoli.
L’episodio è avvenuto in via Simone Martini, quartiere Vomero, su un bus della linea C32 dell’Azienda napoletana mobilità. Molte persone presenti hanno fatto un video e lo hanno postato in rete sui social.
L’episodio aveva creato momenti di forte tensione, mentre i carabinieri conducevano l’uomo verso l’auto di servizio, diverse persone presenti in strada avevano tentato di aggredirlo.
Chi era il 39enne suicida
Era una persona colta e proveniente da una buona famiglia, ed era in cura presso psichiatri privati Antonio Meglio, l’ uomo di 39 anni che si è tolto la vita nel reparto psichiatrico dell’ospedale dove era tenuto sotto controllo dai sanitari e anche dalle forze dell’ordine in quanto in stato di arresto. La sera di giovedì scorso5 marzo, nel quartiere Vomero di Napoli, a bordo di un bus ha aggredito e ferito con un coltello una penalista di 32 anni. Gli atti di autolesionismo di cui si era reso protagonista nel carcere di Poggioreale avevano spinto i medici a mandarlo al pronto soccorso, nell’ospedale del Mare, da dove è stato poi trasferito al San Giovanni Bosco. Secondo quanto si è appreso, pare che Antonio Meglio sia stato vittima di un tentativo di truffa e non si esclude che avesse anche subito qualche minaccia: forse per questo era armato la sera in cui ha sequestrato e ferito la giovane avvocatessa penalista. Per documentare quanto subito aveva raccolto delle prove, in una pen-drive, e quella sera aveva anche tentato di presentare una denuncia, ma non ci era riuscito. Forse voleva compiere un gesto eclatante per poi invocare l’attenzione del procuratore Gratteri.
Con quella stessa pen-drive ha anche cercato di tagliarsi i polsi: la memoria è stata sequestrata, in quella circostanza. Non solo. In più di un’occasione ha battuto la testa con violenza contro il muro, provocandosi delle ferite. Alle 23 poi il suicidio: la salma è stata messa sotto sequestro dalla magistratura che ora avvierà verosimilmente anche delle indagini per fare piena luce su questa vicenda drammatica. Ieri il gip aveva convalidato il provvedimento di fermo e disposto il carcere. Il suo avvocato aveva invece chiesto che fosse ricoverato in una struttura sanitaria adeguata alle sue necessità.