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«Avvocato di difesa», un legal thriller appassionante che porta dentro i meccanismi di un processo (voto 8)- Corriere.it

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di Maurizio Porro

Subito prima in classifica su Netflix, la serie ha un riuscito personaggio principale che ha visto tutti i mali di Los Angeles

Nonostante il brutto, sgrammaticato titolo italiano, «Avvocato di difesa», «The Lincoln Lawyer», l’avvocato delle Lincoln, è uno dei legal thriller più appassionanti della stagione ed infatti dopo pochi giorni è già primo in classifica su Netflix. Ideato dallo sceneggiatore produttore David E. Kelley, autore anche dell’ottimo «Anatomia di uno scandalo», adattato dal romanzo di Michael Connelly edito da Piemme, l’intrigo processuale è di ottima stoffa, ben scritto e all’inizio scritto per CBS ma poi acquistato da Netflix ed è chiaro che dopo i primi 10 episodi ci saranno altre stagioni, dato che i peccati mortali in agguato non sono pochi.

È riuscito il personaggio principale, quel Mickey Haller protagonista che, uscito da una dipendenza e da molti casi di piccoli criminali, ha visto tutti i mali di Los Angeles come il suo antenato Philip Marlowe ed ha scelto di lavorare sul sedile posteriore della sua Lincoln, che sulla targa porta la scritta «non colpevole»: è accattivante, piacione, furbescamente intento a tessere sempre nuove trame per vincere in tribunale. Lo recita spavaldamente Manuel Garcia Rulfo che sembra un po’ il James Garner detective di una volta, così come la storia ricorda i classici thriller anni 70 del detective Harper Paul Newman e di Tony Rome, Frank Sinatra.

I fatti? Complicati. All’inizio della storia un avvocato viene ucciso a sangue freddo in un parcheggio e tutte le sue cause passano al nostro amico: come e perché lo capiremo. In particolare si tratta di difendere un ricco produttore di quei giochi che su computer e telefonini fanno impazzire i ragazzi, dall’accusa di aver ucciso la moglie e il di lei amante. È tutto più complicato di così e accompagnato da altri eventi luttuosi, morti ambigue, avvertimenti, donne molestate, mentre lo staff di Haller comprende una sua ex e un assistente non convenzionale. Bisogna anche specificare che il nostro «non eroe» ha una ex moglie in funzione sentimentale ancora attiva (Neve Campbell) con una figlia adolescente e tutto questo ci mette a volte anche in ambasce familiari.

Ma la parte bella del racconto è proprio quella del «court movie», le varie sedute del processo, il giudice che si confronta con i due avvocati (ovvio per chi parteggiare) e in particolare c’è un’attenzione verso la composizione della giuria di un processo, come si sceglie e come gli avvocati possono ricusarne alcuni membri, ed è interessante vedere il procedimento e i segreti di ufficio, con una precisione burocratica inedita in altri film. Insomma, Perry Mason non ce l’aveva mai raccontato, ed è anche alla fine una delle chiavi di soluzione della storia che affoga nell’amoralità diffusa in una Los Angeles dipinta in modi impressionisti, assolata ma non troppo, meno banale della sua media cinematografica. Molte sorprese nella parte finale, perfino troppe: ma è chiaro dall’ultima sequenza, l’ultimo frame, che i guai per l’avvocato delle Lincoln non sono finiti.

1 giugno 2022 (modifica il 1 giugno 2022 | 08:40)

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