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barista ricoverata a Venezia, medico a processo

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Quella seduta dal dentista le è costata un ricovero al pronto soccorso dell’ospedale di Asiago e una malattia di cinque giorni. La donna, una 49enne di professione barista, ha ingoiato un piccolo cacciavite, lungo 2 centimetri e mezzo, utilizzato per installare un impianto al molare sinistro. Il dentista, Mauro Scaravelli, 63 anni e originario di Scorzè in provincia di Venezia, è finito davanti al giudice di pace Cecilia Bagni per lesioni lievi. La prossima udienza, con lettura della sentenza, è stata fissata per il 22 di settembre.


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I FATTI
La donna nel 2017 aveva bisogno di un impianto al molare sinistro. Attraverso il web ha saputo di un pacchetto di sconti offerto da uno studio dentistico di San Giorgio delle Pertiche (del tutto estraneo ai fatti) e ha prenotato una visita. Quindi il 17 febbraio del 2017 è tornata per effettuare l’operazione. Tutto sembrava procedere per il meglio, fino a quando il dentista ha perso il piccolo cacciavite, lungo due centimetri e mezzo, per installare il perno. La paziente, con la bocca spalancata sotto i ferri dell’odontoiatra, non ha potuto fare altro che ingoiare il pezzo di metallo. Il dentista, secondo l’accusa, non le avrebbe detto di recarsi al pronto soccorso. Le avrebbe prescritto alcuni farmaci, assicurandole che in poco tempo avrebbe espulso l’apparecchio odontoiatrico.

LA PAURA
La barista, uscita dallo studio dentistico, è stata accompagnata a casa in auto da un parente. Durante il tragitto, forse per l’ansia, ha iniziato ad accusare un malessere generale. Alcuni giorni più tardi, il 24 di febbraio, ha effettuato il primo accesso al pronto soccorso dell’ospedale di Asiago.
I medici l’hanno sottoposta a una radiografia al ventre e hanno individuato il corpo estraneo: il mini cacciavite. Le hanno prescritto un potente purgante, così da poter espellere l’oggetto di metallo.
Se in quattro giorni non fosse riuscita, sarebbe stata sottoposta a una operazione. I dottori l’hanno dimessa con una prognosi di cinque giorni. Ma per la paziente, difesa dall’avvocato Elisabetta Cardello, è iniziato un piccolo calvario. Una volta espulso l’apparecchio odontoiatrico, ha iniziato ad avere febbre e a soffrire di vomito e anoressia. E a causa di questi sintomi il dieci marzo, sempre del 2017, ha effettuato un altro accesso al pronto soccorso dell’ospedale. Infine un terzo accesso è stato effettuato il 13 marzo, dove le è stata diagnosticata una broncopolmonite in regressione. A seguito di questo nuovo ricovero il consulente di parte ha aumentato la prognosi della 49enne a 28 giorni.

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IN AULA
Davanti al giudice di pace hanno già sfilato la presunta vittima, il suo ex fidanzato, la mamma di lei e il compagno della madre. Nella prossima udienza sarà il turno della difesa.

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