HomeCinema Serie TV«Batman - il ritorno» compie 30 anni: il lato oscuro di Tim...

«Batman – il ritorno» compie 30 anni: il lato oscuro di Tim Burton che si rivela nel cinecomic

Devi leggere

di Filippo Mazzarella

Il regista prefer puntare sulla psicologia dei (riusciti) personaggi che sugli effetti spettacolari. E fu penalizzato negli incassi

Il 16 giugno 1992 viene presentato a Hollywood in anteprima mondiale (uscir nelle sale americane tre giorni dopo, e da noi solo a settembre) l’attesissimo “Batman – il Ritorno/Batman Returns” di Tim Burton, sequel del suo “Batman” che nel 1989 polverizz ogni record d’incassi inaugurando di fatto una nuova e lunga stagione di cinecomic blockbuster: un genere che oggi, a trent’anni di distanza, sembra essere rimasto una delle poche reali attrattive per un pubblico ormai disabituato al rito della sala cinematografica (nonch una delle ultime fonti di sostegno per il conseguentemente sempre pi boccheggiante esercizio).

Fedele all’impostazione che fece la fortuna del prototipo (dove a incarnare l’eroe era il relativamente poco noto Michael Keaton mentre a rubare sia lo schermo sia il primo nome in ditta era il celeberrimo e spumeggiante Jack Nicholson nel ruolo di Joker), Burton (con lo sceneggiatore Daniel Waters) decise ancora una volta di puntare sulla centralit degli antagonisti anzich su quella del protagonista, questa volta duplicando le possibilit di attrazione (anche commerciale). E non potendo far tornare sulla scena per una “rivincita” il Joker, nemesi storica del Cavaliere Oscuro uccisa al termine del film precedente, recuper altri due suoi villain comprimari storici affini alla sua sensibilit dark e tormentata: Oswald Cobblepot alias “Pinguino” e Selina Kyle/Catwoman. Burton fu a lungo combattuto prima di accettare di dirigere un seguito.

Sebbene il suo stile grottesco e personalissimo fosse gi stato definito dal seminale e sempre un po’ trascurato “Beetlejuice – Spiritello porcello” (1988: opera per cui ancora oggi ci si chiede cosa passasse all’epoca per le teste della compagine di distribuzione nostrana della Warner al momento di scegliere un post-titolo italiano cos idiota), la sua affidabilit commerciale all’epoca del primo “Batman” era ancora tutta da dimostrare; e la libert concessagli in quella prima occasione non era la stessa che si sarebbe guadagnato sul campo di l a breve. Rivisto oggi, infatti, bench l’aura “burtoniana” lo intrida comunque da cima a fondo, il prototipo soffriva davvero di quei difetti che lo stesso regista non ha mai argutamente mancato di sottolineare pubblicamente nelle sue numerose dichiarazioni a posteriori: una sceneggiatura poco ingegnosa, che procedeva per giustapposizione e accumulo di sequenze a effetto, una seconda parte meccanica e “normativa”, quasi del tutto priva della grana beffarda e iconoclasta della prima, e soprattutto una spettacolarit che pur restando “sui generis” lasciava intravedere la longa manus della produzione non concedendo troppe libert figurative all’estro e alla sensibilit di Burton.

Ma “Batman – Il ritorno” arriv in uno dei primi momenti apicali dell’evoluzione registica di Burton, che con il suo capolavoro precedente “Edward mani di forbice/Edward Scissorhands” (1990), struggente fiaba gotica sull’accettazione del “diverso” e omaggio figurativo sia all’horror classico sia all’artista Edward Gorey (da sempre immaginifico nume tutelare del regista), aveva finalmente compiuto un balzo senza ostacoli esplicitando definitivamente la sua personalissima visione del mondo, della societ, dei sentimenti e del Cinema. Logico quindi che queste caratteristiche si riverberassero anche in questo progetto, per il quale (anche alla luce dei risultati commerciali del precedente) fu garantito a Burton un controllo pi stretto.

La sceneggiatura vede il deforme “Pinguino” (Danny De Vito), che vive nelle fogne, comanda una gang di clown terroristi e mira a candidarsi sindaco, allearsi con il magnate senza scrupoli Shreck (Christopher Walken) che sta costruendo una centrale elettrica con lo scopo di sottrarre energia a Gotham City anzich fornirne: un segreto scoperto dalla segretaria dell’uomo, Selina Kyle (Michelle Pfeiffer), che viene perci fatta eliminare. La donna, salvata da gatti randagi, reagir allo shock psicologico trasformandosi nell’ambigua Catwoman e cercher vendetta. E Batman (Michael Keaton) si ritrover combattuto tra l’attrazione che prova per lei e la necessit di salvare la citt dai piani criminali del Pinguino.

La schematicit (anche un po’ farraginosa) degli eventi va messa in conto: a questo giro a Burton non interessa pi confezionare un film-fumetto, ma continuare a inseguire le sue ossessioni personali e rovesciarle in una struttura visiva e spettacolare che finalmente porti in evidenza tutti i suoi segni e tematiche: Gotham diviene cos un teatro gotico scenograficamente connotato da un’architettonicit fiabesca e surreale, ovvero il palcoscenico ideale in cui far muovere triangolarmente i suoi personaggi, tutti connotati da un’ineludibile natura ai margini della collettivit.

Se di Batman vengono accentuate la componente solitaria e problematica, la refrattariet a una vita sociale sofferta anche dal suo alter ego miliardario Bruce Wayne e la sostanziale fragilit psicologica e sentimentale, il Pinguino (che originariamente nei comics era un grottesco criminale comune -e sedicente gentiluomo- dalle caratteristiche di dandy in frac) si trasforma in un mostro reietto, rancoroso e vendicativo nei confronti della societ che lo ha emarginato per la sua “diversit” (e quindi fondamentalmente un’antitesi “nera”, un doppio malvagio proprio del tenero Edward di Johnny Depp), mentre l’ambiguit etica di Selina/Catwoman, personaggio combattuto dalla necessit di eliminare il suo lato benigno per vendicare innanzitutto s stessa, e ancora doppio/specchio parimenti psicotico e misantropo di Batman stesso, diventa un prodromo di tutte quelle donne vamp e dark dalle emozioni fortemente compresse che attraverseranno poi i film della maturit di Burton.

Alla maestosa riuscita dei personaggi (oltre ovviamente al make-up terrificante del bravissimo DeVito e al look dalle suggestioni sado-maso del costume della non meno memorabile Pfeiffer) contribuisce un “amore” palpabile del regista per le loro tormentate psicologie, ben pi rifinite di quelle “standard” del supereroe. E “Batman – Il ritorno”, pur efficace nel suo continuo e inventivo lavorio visivo e nel suo ritmo interno teso a limare le incongruenze di alcune situazioni spettacolari pi posticce che funzionali allo svolgersi degli eventi, diventa quindi pi un film-chiave, utile a mettere in relazione la poetica del regista e il suo lato oscuro, che una vera e propria macchina spettacolare per vaste platee. Sar anche per questo che gli incassi dell’epoca furono sensibilmente inferiori a quelli del film precedente malgrado il film sia ancor oggi una delle opere di Tim Burton pi intimamente amate dai fan.

16 giugno 2022 (modifica il 16 giugno 2022 | 10:19)

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here