Le 12mila persone che muoiono ogni anno nel nostro Paese a causa di infezioni che resistono agli antibiotici disegnano un caso italiano, che rischia di aggravarsi: nel 2050 l’antibiotico resistenza potrebbe diventare la prima causa di morte in Italia

L’Istituto Superiore di Sanità sorveglia il fenomeno, in una popolazione che invecchia. Un monitoraggio condotto nelle Residenze Sanitarie Assistenziali tra giugno e luglio indica una leggera diminuzione delle infezioni rispetto all’ultima rilevazione del 2017. Perlopiù urinarie e respiratorie, riguardano il 2,6% dei pazienti, prima era il 3,2%. Calato anche l’uso di antibiotici, dal 4,2 al 2,9%.   

L’osmosi tra Rsa e ospedali amplifica il problema, con pazienti che fanno da spola tra le strutture portando con sè ogni volta batteri pericolosi. Così si aggrava anche la resistenza dei batteri agli antibiotici. I microorganismo più frequentemente isolati nelle Rsa – Escherichia coli e Klebsiella pneumoniae – risultano resistenti fin nel 40% dei casi alle cefalosporine di terza generazione, che diventano così un’arma spuntata nelle mani dei medici. Il personale sanitario delle residenze va formato a modulare le terapie antibiotiche. Insegnamento che vale anche per tutti noi. 

L’intervista a Carla Maria Zotti – Istituto Superiore di Sanità 

Montaggio: Giada Pigureddu

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