Il patrimonio milionario di dell’attrice svizzera Ursula Andress sparito è stato ritrovato grazie a un’indagine internazionale che ha fatto luce su una rete di riciclaggio di grande sofisticazione. La prima Bond-Girl del cinema, immortalata con il leggendario bikini bianco in ‘Agente 007 – Licenza di uccidere’ (1962) su una spiaggia del Mar dei Caraibi, davanti a Sean Connery nei panni dell’agente segreto, ha compiuto 90 anni.

L’inchiesta, Andress parte offesa

La Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Firenze, con la Guardia di Finanza, ha disposto il sequestro di beni, opere d’arte e disponibilità finanziarie per circa 20 milioni di euro riconducibili, secondo l’accusa, alla gestione illecita dei patrimoni dell’attrice, parte offesa nell’inchiesta.

L’inchiesta ha origine in Svizzera, dove Andress aveva denunciato una progressiva depauperazione delle sue disponibilità finanziarie affidate a soggetti fiduciari. Le autorità elvetiche hanno rilevato operazioni opache e sofisticate, finalizzate a ostacolare la tracciabilità del denaro. Gli accertamenti hanno permesso di ricostruire un ”percorso” di circa 18 milioni di franchi svizzeri, poi reimpiegati in società estere, acquisti immobiliari e opere d’arte di pregio.

L’Italia entra nella vicenda quando emergono collegamenti significativi con la provincia di Firenze: a San Casciano Val di Pesa sono stati individuati 11 immobili e 14 terreni tra vigneti e oliveti, oltre a opere d’arte e ulteriori disponibilità finanziarie, tutti considerati frutto del riciclaggio.
 

 

Ursula: “Sono sotto shock” 

A raccontare la vicenda è stata la stessa attrice attraverso il quotidiano elvetico “Blick” nel gennaio scorso. “Sono ancora sotto shock – ha raccontato in quell’occasione – sono stata scelta deliberatamente come vittima. Per otto anni sono stata adulata e manipolata. Hanno mentito senza scrupoli, sfruttando la mia fiducia in modo perfido e criminale”.

Il principale accusato è Eric Freymond, ex gestore patrimoniale di Ginevra, già noto per controversie simili, tra cui un contenzioso con Nicolas Puech, erede della maison Hermès. Secondo le indagini citate dal giornale svizzero, Freymond avrebbe drenato il patrimonio di Andress investendo in titoli di scarso valore e conducendo operazioni opache all’insaputa della cliente. Parte dei fondi sarebbe stata destinata all’acquisto di opere d’arte, misteriosamente intestate alla moglie del gestore.

Il ruolo dell’Italia

La Procura fiorentina ha coordinato la complessa attività investigativa, trasformando le informazioni raccolte in Svizzera in una linea di indagine autonoma sul territorio nazionale. La Guardia di Finanza ha svolto analisi documentali, controlli bancari e ricostruzioni societarie, seguendo passo passo il cosiddetto ”paper trail” del denaro illecito fino ai suoi investimenti finali.

Il giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Firenze ha accolto la richiesta della Procura, disponendo il sequestro preventivo dei beni fino a concorrenza dell’intero profitto illecito, fino alla concorrenza della somma di 18.000.000 di franchi svizzeri.

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