«Broker, un nuovo film per capire cos’è oggi una famiglia»- Corriere.it

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di Stefania Ulivi

Il regista giapponese ha voluto l’attore sudcoreano di «Paradise» Song Kang-ho, premiato a Cannes, per una nuova indagine sui legami che tengono unite le persone

Di cosa parliamo quando parliamo di famiglia? La domanda rimbalza da un film all’altro di Hirokazu Kore-eda. «Da tempo, dopo la perdita di mia madre e la nascita di mia figlia, mi trovo a riflettere su cosa tenga unite le persone oltre ai legami di sangue. In Giappone l’idea di famiglia è strettamente connessa con il sangue, nessun’altra forma è riconosciuta socialmente, ma tutto questo sta cambiando radicalmente sotto i nostri occhi, così come gli stessi concetti di maternità e paternità». Palma d’oro nel 2018 con Un affare di famiglia, il regista ci è tornato quest’anno con Le buone stelle. Broker (in sala dal 13 ottobre con Lucky Red e Koch Media), per cui Song Kang-ho (il protagonista di Parasite) ha vinto come miglior attore. Il legame tra i protagonisti è il neonato che una giovane donna abbandona di fronte a una baby box, moderna ruota degli esposti. Viene raccolto da due uomini, Sang-hyun, il titolare di una lavanderia e un suo amico cresciuto in orfanatrofio, che pensano di vendere il piccolo a una coppia in cerca di adozione. La donna torna e vorrebbe riprenderlo, ma poi decide di mettersi in viaggio con i due per cercare i genitori ideali per il bambino. Ne nasce un on the road surreale in cui il gruppo a cui si unisce un piccolo orfano mentre due poliziotte si mettono sulle loro tracce.

Pregiudizio

«Per preparare il film sono stato in un orfanatrofio, ho incontrato alcuni ragazzi. Sono ragazzi che convivono con la domanda: “È stato un bene per me nascere?”, senza trovare una risposta definitiva». Il protagonista all’inizio del film non ha dubbi: «Se sai che abbandonerai tuo figlio sarebbe meglio non farlo nascere». Questo — spiega Kore-eda — presuppone l’esistenza di un pregiudizio. «Contro le madri, è da lì che parte il racconto. Vediamo che lui stesso cambia idea nel corso nel viaggio. È un problema della società, non dei ragazzi o delle loro madri, volevo fare un film che affermasse la loro esistenza, non le colpe dei singoli. Ho girato in Corea, con modalità diverse da quelle dei set giapponesi. Mi sono domandato: che tipo di film posso offrire a questi ragazzi, che vivono combattendo contro le voci interiori e esteriori che dicono loro che non sarebbero mai dovuti nascere? Girando Le buone stelle. Broker ho cercato di guardare la vita, facendo sentire la mia voce attraverso i personaggi, provando a capire le ragioni di tutti». E, racconta, mettendo in discussione anche alcune sue certezze. «Avevo sempre pensato che la maternità fosse qualcosa di innato, un legame immediato alla nascita del figlio, mentre la paternità fosse più razionale. Ma parlando con amiche, mi hanno fatto notare che pure questo è un nostro pregiudizio maschile». Anche l’adozione è tema delicato. «Non è molto diffusa in Giappone e in generale non si è favorevoli all’idea di allontanare un bambino dalla sua cultura. Già ai tempi di Like father like son avevo fatto ricerche sull’adozione e mi ero imbattuto nelle baby box. Avevo pensato di farci un film prima o poi. Ho scoperto che quel sistema in Sud Corea è più diffuso e mi è sembrata la storia giusta per coinvolgere Song Kang-ho». Nel cast anche Lee Ji-eun, star del k-pop e attrice. «L’ho scoperta in una serie coreana, My Mister: lei era così bava che mi ha conquistato». È un regista che ama gli attori. «Sono tanti quelli che vorrei dirigere come Catherine Deneuve e Juliette Binoche per Le verità, o Song Kang-ho. Quali? Per esempio Michelle Williams, Emma Stone, Jake Gyllenhaal, Viggo Mortensen, Christian Bale».

1 ottobre 2022 (modifica il 1 ottobre 2022 | 21:03)

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