La chiusura dello stretto di Hormuz “un problema serio”, così il ministro Gilberto Pichetto, che ieri ha rimarcato di non poter escludere un ritorno al gas russo “in linea con la valutazione che fa in questo momento l’Unione europea”, ma anche, che “Se il gas supera i 70 euro al megawattora potrebbe rendersi necessario riattivare” le centrali a carbone. Un ritorno ad una risorsa energetica che è stata rilevante nel passato energetico del paese, e che la guerra in Iran rischia di far tornare attuale.

Centrali a carbone (Getty)

Prorogata al 2038 l’uscita dell’Italia dal carbone
Sono quattro le centrali a carbone attive in Italia, di cui due spente, ma non smantellate, e due ancora in servizio in Sardegna per un totale di circa 4,7 Gigawatt. La recente legge in materia di energia, per fronteggiare i rischi di una nuova crisi energetica, ha prorogato al 2038 l’uscita dell’Italia dal carbone e quindi la dismissione delle centrali che avrebbero dovuto essere chiuse entro il 2025 (a eccezione di quelle della Sardegna) secondo il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (Pniec). Dunque restano attive o in stand by.

Vista della centrale a carbone di Torrevaldaliga Nord a Civitavecchia

Vista della centrale a carbone di Torrevaldaliga Nord a Civitavecchia ((Rocco Rorandelli / TerraProjec​t/ Contrasto))

Carbone: dove si trovano i quattro impianti italiani 
I quattro impianti sono a Civitavecchia, Brindisi Sud, Fiume Santo e Portovesme. 
– Civitavecchia “Torrevaldaliga Nord” dell’Enel è spenta dal 31/12/2025. Ha una potenza di 1,8 Gw;
– Brindisi “Federico II” sempre dell’Enel, anch’essa spenta dal 31/12/2025 e con una potenza di 1,8 Gw.
Queste due centrali possono essere rimesse in servizio dopo alcuni passaggi tecnici, autorizzativi e regolatori. Il primo passaggio formale è stato proprio l’emendamento al Decreto legge Bollette che ha prorogato al 2038 la data di uscita dell’Italia dal carbone.

Le altre due centrali sono in Sardegna e considerate indispensabili per il sistema elettrico dell’isola. Sono quella termoelettrica di Portovesme (Sulcis Iglesiente) “Grazia Deledda” gestita dall’Enel, che è in servizio ed ha una potenza di 0,5 Gw e quella Fiume Santo (tra i comuni di Sassari e Porto Torres) gestita da EP Produzione, in servizio e di circa 0,6 Gw di potenza.

Il phase-out del carbone nel sistema termoelettrico italiano, ricorda il think tank italiano per il clima Ecco, rappresenta “la misura più significativa di riduzione delle emissioni di CO2 del sistema energetico a fronte di un incremento delle emissioni nel settore dei trasporti e una stabilità delle emissioni nel settore domestico, solo recentemente diminuite per effetto della reazione dei consumatori al caro energia e di temperature invernali più calde”. 
 

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