La Procura di Milano che indaga sul caso del drone di sospetta fabbricazione russa che sarebbe passato per sei volte sopra il centro di ricerca comune dell’Ue di Ispra (Varese), sta facendo accertamenti per verificare se ci siano stati altri possibili sorvoli di velivoli teleguidati su un’area di circa 5 km quadrati, ossia la cosiddetta ‘no-fly zone’ che comprende lo stesso Jrc, vicino al lago Maggiore, e alcuni stabilimenti di Leonardo, l’azienda industriale della Difesa nazionale. L’inchiesta, tra l’altro, si concentra anche su quella zona del Varesotto perché là sarebbero presenti persone filorusse.

Commissione: “Non violata la no-fly zone”

In una nota la Commissione europea ha rassicurato di non aver osservato alcuna violazione. “La Commissione si impegna a proteggere le proprie informazioni, il proprio personale e le proprie reti di fronte a qualsiasi possibile minaccia alla sicurezza. Come prassi generale, la Commissione non comunica ulteriormente su questioni di sicurezza operativa”. 

Sul “caso specifico”, “non abbiamo osservato alcuna violazione da parte di droni della no-fly zone sopra il sito Ispra della Commissione né siamo a conoscenza di alcuna specifica minaccia alla sicurezza correlata”. Ha dichiarato il portavoce della Commissione Thomas Regnier.

Milano indagano su altri possibili sorvoli di droni

A Milano gli accertamenti vanno avanti. Nell’indagine, coordinata dall’aggiunto del pool antiterrorismo Eugenio Fusco e dal pm Alessandro Gobbis e condotta dal Ros dei carabinieri, sono incorso verifiche, anche con la richiesta di tracciati all’Enave all’Aeronautica militare, per avere riscontri innanzitutto su quei sei passaggi in cinque giorni del drone sul Jrc di Ispra, che sono stati ricostruiti nella denuncia dei responsabili della sicurezza del centro

Ricostruiti attraverso le analisi del software di un captatore, che ha rilevato basse frequenze compatibili con sorvoli di un drone di fabbricazione russa. In più, stando a quanto si è saputo da fonti giudiziarie, le analisi si stanno allargando anche al sospetto che in quell’area possano esserci stati altri sorvoli. Tutto sarà verificato, in sostanza, anche i sistemi di sorveglianza delle piste di collaudo degli stabilimenti di Leonardo.   

Si indaga, dunque, su possibili altri sorvoli sempre telecomandati da persone e da una distanza di non più di qualche decina di chilometri. E si sta verificando pure la presenza in zona di persone con idee filorusse, manifestate anche in contesti o incontri pubblici.   

Intanto, oltre alle verifiche tecniche sul software del captatore del Jrc, sui tracciati e su eventuali immagini di videosorveglianza, gli investigatori in questi giorni stanno continuando ad ascoltare testimoni, come ricercatori e responsabili della sicurezza del centro. L’indagine è a carico di ignoti per spionaggio politico o militare, aggravato dalla finalità di terrorismo con condotte di grave danno all’Italia.

Il ministro Crosetto: “È in corso una guerra ibrida”

Sul caso è intervenuto anche il ministro della Difesa, Guido Crosetto, che parla di “un conclamato tentativo di spionaggio industriale”. “È in corso una guerra ibrida”, dalla quale difendersi non solo dal punto di vista delle armi convenzionali, aggiunge. 

Una guerra, sostiene, “pericolosa quanto sotterranea, costante e asfissiante quanto quotidiana, che è fatta da un mix di attacchi cyber mirati, reclutamento di attivisti (traduco: persone a libro paga di  potenze o entità straniere e ostili), scientifiche e massicce campagne di disinformazione di massa, furti di tecnologie e brevetti militari e industriali, più molti altri atti ostili, perpetrati da più attori, statuali e non”. 

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