Il gip di Roma ha respinto l’istanza di attenuazione della pena per l’ottenimento dei domiciliari da parte di Pellegrino D’Avino e Antonio Passariello, due dei quattro arrestati con l’accusa di essere gli esecutori materiali dell’attentato a Sigfrido Ranucci. D’Avino e Passariello sono considerati tra gli esecutori materiali dell’azione dinamitarda nei confronti del giornalista.
A fornire un parere negativo in merito all’istanza è stata anche la procura di Roma. La richiesta dei domiciliari era stata presentata dagli avvocati Generoso Pagliarulo e Antonio Falconieri.
Il gip: “Dichiarazioni reticenti e contraddette dalle intercettazioni”
Il gip Livio Sabatini motiva il diniego spiegando che le dichiarazioni rese nell’interrogatorio da D’Avino si sono rivelate “in numerose parti reticenti nella ricostruzione completa dei fatti e contraddette dalle risultanze delle intercettazioni”. D’Avino in particolare è accusato di avere trovato l’esplosivo utilizzato per poi, insieme ad altri, piazzarlo sotto casa di Ranucci.
Il gip Sabatini riferisce quasi le stesse parole nei confronti dell’altro indagato, Passariello, che aveva reso un lungo interrogatorio la scorsa settimana. Il magistrato sostiene che Passariello ha sì reso l’interrogatorio, ma avrebbe fornito “dichiarazioni rivelatesi, in numerose parti, reticenti nella ricostruzione completa della vicenda e contraddette dalle risultanze delle intercettazioni”. Per Sabatini infatti Passariello conoscerebbe la natura e la potenzialità degli esplosivi.
Per tutte queste ragioni, il gip ha stabilito che “non sono stati forniti elementi utili per superare la presunzione di adeguatezza della custodia cautelare in carcere”.
L’interrogatorio fiume di giovedì
Giovedì, nel corso di un lungo confronto nel carcere romano di Rebibbia, durato dalle dieci del mattino fino a tarda serata, D’Avino e Passariello avevano risposto a tutte le domande dei magistrati.
Secondo quanto riferito dai loro legali, gli avvocati Pagliarulo e Falconieri, i due indagati avevano ribadito di non avere mai conosciuto né la vittima Ranucci né il presunto mandante Valter Lavitola. I loro unici contatti si sarebbero svolti esclusivamente con Gomes Clesio Tavares, factotum di Lavitola. Inoltre, gli indagati hanno precisato il perimetro dell’incarico: la richiesta ricevuta riguardava unicamente il posizionamento dell’ordigno e non l’esecuzione di colpi da arma da fuoco (opzione che Lavitola ha ammesso di aver inizialmente valutato).
Carcere di Rebibbia, Roma (ansa)
Gli indagati: “Solo una messinscena”
Secondo quanto riferito dalla difesa, l’intento non era quello di fare del male, ma di mettere in atto una vera e propria messinscena intimidatoria. Alla luce delle dichiarazioni rese, che per la difesa fanno cadere il pericolo di fuga e l’inquinamento probatorio e puntano a ridimensionare l’aggravante del metodo mafioso, i legali hanno presentato formalmente istanza di attenuazione della misura cautelare per ottenere i domiciliari o la revoca della custodia in carcere.
L’avvocato di Lavitola, Sergio Cola, sostiene che l’esito del colloquio confermerebbe la versione fornita dal suo assistito, annunciando l’intenzione di acquisire i nuovi verbali in vista del prossimo riesame previsto per lunedì prossimo.
Sullo sfondo resta la posizione del factotum Tavares, ancora all’estero, che ai giornalisti ha confermato la conoscenza di alcuni indagati, ribadendo la volontà di rientrare in Italia per chiarire la sua posizione con la magistratura.

Esclusiva Tg1- Intervista a Gomes Clesio Tavares socio di Lavitola (RAI)
Le nuove dichiarazioni di Tavares
Tavares ha confermato i suoi legami con parte delle persone coinvolte, mantenendo però il no comment in merito all’ordigno: “Conosco alcuni degli arrestati per l’attentato, ma della bomba non parlo”. Tavares ha poi annunciato l’intenzione di chiarire la sua posizione con gli inquirenti italiani: “Tornerò in Italia per parlare con i magistrati”, concludendo la sua intervista con un messaggio di vicinanza all’ex editore: “Resisti ed esci presto”. Ha anche parlato della sua attuale latitanza: “Non sono latitante e se volessi scappare andrei in Russia che conosco e dove nessuno potrebbe chiedere l’estradizione”.