Chi è Mojtaba Khamenei, l’uomo scelto come nuova guida suprema dell’Iran

Mojtaba Khamenei, secondogenito di Ali Khamenei, è tra le figure più controverse del regime, un astuto tessitore in grado negli anni di stringere stretti legami con il potere religioso e al contempo con gli apparati di sicurezza, i famigerati Pasdaran.

Nato nel 1969 a Mashhad, nel nord-est dell’Iran, si forma nelle scuole teologiche di Qom e nel 1987, si arruola nel corpo militare islamico per poi prestare servizio fino al 1988 nella guerra Iran- Iraq.

Assume il comando delle milizie Basiji e opera per lo più all’ombra del padre, nominato Guida Suprema nel 1989 dopo la morte di Khomeini.

Ha comunque un ruolo importante nel sistema. Dirige infatti il Beit, l’ufficio della Guida Suprema, responsabile di convalidare le decisioni prese ai diversi livelli di potere, verificando che siano in linea con quella dell’ayatollah.

Le prime ombre sulla sua figura pubblica quando il presidente conservatore Mahmoud Ahmadinejad – da lui stesso sostenuto alle elezioni 2005 e 2009 – lo accusa di appropriazione indebita di fondi pubblici.

A queste contestazioni, altre si aggiungono col tempo: arricchimento personale, possesso di proprietà all’estero, coinvolgimento diretto nella repressione delle proteste del 2009 e altre crisi interne, oltre alla percezione, tra alcuni religiosi, di una legittimità teologica insufficiente per guidare la Repubblica Islamica.

A dispetto di tutto nel 2022, l’agenzia di stampa RASA, associata al seminario di Qom, si riferisce per la prima volta lui come “Ayatollah”, “segno di Dio, un titolo che in Iran viene attribuito solo a eminenti dottori di scienze religiose e giuridiche, e segnala l’appartenenza all’aristocrazia teologica che dal ’79 di fatto guida l’Iran.

Per gli osservatori un tentativo di legittimare una possibile futura ascesa di Mojtaba a capo del regime. Ma il titolo – considerato cruciale per la carica di Guida Suprema quanto il sostegno delle Guardie Rivoluzionarie – non gli verrà mai conferito.

La sua nomina rappresenta dunque un evento senza precedenti, destinato ad alimentare il dissenso e che segnala un indebolimento dell’autorità religiosa a vantaggio di quella politica dei Pasdaran, oltre ad apparire in aperto contrasto con la volontà di Khamenei e prima ancora di Khomeini: da sempre contrari a una successione dinastica.

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