Clark ovvero come nacque il mito della sindrome di Stoccolma (voto 6,5)- Corriere.it

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di Maurizio Porro

La vicenda di Clark Olofsson ricostruita in sei puntate su Netflix. Ovvero il ladro seriale di cui si innamor una rapita e da cui nacque la celebre definizione

Clark, come Clark Gable, e invece Clark Olofsson, il pi celebre criminale svedese, oggi libero dal 2018 dopo 17 evasioni e infinite rapine in banca sia in Svezia come in Francia e in Belgio dove ora risiede, cambiando continuamente nome per la popolarit della sua vita da drop out. Oggi 75enne, il ragazzo svedese dall’infanzia disperata per colpa di un padre alcolista, violento e maschilista, stato condannato, nel corso del tempo giudiziario, per tentato omicidio, aggressione, rapina e spaccio di stupefacenti etc. e ha trascorso pi delle met della sua vita in carcere, non immeritatamente (comunque con visite sessuali delle partner come permette la legge svedese) e lasciamo stare la violenza sul genere femminile, quindi paternit tradite e i matrimoni di comodo che lo metterebbero al bando di qualunque questione gender.

Durante una famosa rapina in banca il 23 agosto 1973 a Stoccolma, chiuso nel caveau per sei giorni con alcuni ostaggi, fra cui una ragazza piacente, e un complice di rara stupidit, pare abbia dato vita per la prima volta a quella che sar detta la Sindrome di Stoccolma (termine coniato dal criminologo Nils Bejerot) che fa affezionare in modo patologico il rapito-a al suo rapitore, affezione apparentemente inspiegabile. In realt per tutte le sei puntate della mini serie di Netflix di Jonas Akerlund, regista di videoclip e si vede, titolata al criminale, il protagonista viene inevitabilmente visto con simpatia perch bello, sa di esserlo, mostra volentieri il lato B e basta che faccia un occhiolino perch qualunque donna gli cada, per usare un eufemismo, tra le braccia. Pieno ex aequo di fidanzate e poliziotti, tutti dalla media intellettuale davvero bassa, tutti sono particolarmente stupidi, ingenui e inetti, compresa la anarchica pacifista, il nostro, atteggiandosi a Tom Jones, quello di Fielding, spadroneggia rapinando banche e cuori con la sua sensualit.

Ma esagera, durante questa ricostruzione folkloristica che nei titoli si confessa subito in parte vera e in parte, pensiamo gran parte, bugiarda, ispirata all’autobiografia scritta dallo stesso “eroe” quindi egocentrica e celebrativa. Ma vero che nel 76 spos una ragazza belga ed ebbe tre figli. E’ comunque bugiardo e variopinto lo stile del film che si pavoneggia in vari stili, fa un po’ il Bandito delle 11 di Godard, cambia dal bianco e nero dell’infanzia al colore, cambia la dimensione dello schermo, la velocit, diventa cartoon, insomma gioca con gli optional del cinema come un video e cos costruisce il personaggio solo esteriormente, senza dargli n una dimensione psicologica n critica sociale. L’attore Bill Skarsgard, che viene da una famiglia d’arte, una tempesta ormonale no stop, spavaldo fin troppo, compiaciuto fin troppo, ma trova il tempo verso la fine di citare, con naso da clown, la sua celebre performance di Pennywise, il pagliaccio perfido di “It”.

Il senso della serie, piacevole a seguirsi, finisce per risultare la mitizzazione di un criminale seduttivo che , in un’epoca ancora senza social, popolarissimo e purtroppo cattivo esempio, sempre con altri banditelli al suo servizio, pronti anche a fare da mozzo quando scappa in barca e affronta una tempesta. Molte cose sono chiaramente inventate, fatte per stupire, per il cinema, ma certo questa vita movimentata e spericolata si presta a un racconto che diventa comunque elogiativo, manca totalmente una visione morale dei fatti, anche dei suoi lati pi oscuri, sicuramente indotti dalla disgraziata famiglia in bianco e nero del passato. Ma anche al lordo delle invenzioni compiaciute, ci sono all’inizio momenti godibili come le visite da ladro in casa del primo ministro, la seduzione a tre di una madre ricca con figlia, dato che si parte dall’imperativo categorico che a Clark piacciono le donne in ogni giorno della sua vita.

Se le prende con un battito di ciglia, continuando la carriera di libertino anche dopo il matrimonio del 76 con Marijke da cui ebbe tre figli, oltre a quelli illegittimi, una squadra di cui non si mai occupato: “Mi vedono come un incrocio tra Pippi Calzelunghe e Al Capone” dice l’interessato. Che ha avuto contatti anche reali con la vita svedese, non solo le mode, i pantaloni a zampa di elefante e il rock, ma entr in rotta di collisione col primo ministro Olof Palme, che poi sar assassinato a 59 anni nel 1986, e con cui ebbe trattative telefoniche per le sue rapine, come racconta nel suo libro del 2015 “Che diavolo successo?”. Una serie divertente soprattutto all’inizio, poi destinata a ripetersi e con un punto di domanda sul criminale che purtroppo pare essere un eroe.

2 novembre 2022 (modifica il 2 novembre 2022 | 10:53)

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