Undici paracadute e una sequenza controllata di dispositivi pirotecnici: è il sistema che accompagna la capsula Orion nelle fasi finali del rientro della missione Artemis II. A illustrarlo è l’ingegnere aerospaziale Jared Daum, responsabile del sistema, durante una dimostrazione al Johnson Space Center della NASA.

Il sistema entra in funzione quando la capsula scende a circa 24 mila piedi (oltre 7 mila metri) e deve ridurre rapidamente la velocità: da circa 560 chilometri all’ora fino a poco più di 27 chilometri all’ora, soglia prevista per un ammaraggio sicuro nel Pacifico. «È uno dei sistemi più importanti del veicolo», spiega Daum, perché determina la fase finale del rientro.

La sequenza prevede quattro tipi di paracadute, per un totale di 11 elementi. Il primo, realizzato in Kevlar, serve a rimuovere il pannello di copertura anteriore, esponendo il resto del sistema. Seguono le aperture progressive dei paracadute principali, che stabilizzano e rallentano la capsula.

A rendere più complesso il sistema è l’uso di dispositivi pirotecnici integrati: dopo l’apertura, piccoli tagliatori pirotecnici modificano la forma dei paracadute in più fasi. Inizialmente allungati, assumono poi una configurazione più ampia e stabile fino alla forma quasi sferica finale, ottimizzata per la frenata.

Dopo il rientro in atmosfera e il blackout radio, questa sequenza consente a Orion di arrivare all’impatto con l’acqua in condizioni controllate, prima dell’intervento delle squadre di recupero.

Condividere.
Exit mobile version