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«Come prima», quei fratelli divisi dalla politica nell’Italia del dopoguerra (voto 6+)- Corriere.it

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di Paolo Mereghetti

Il fascista e il simpatizzante comunista insieme in un viaggio per tentare di capirsi andando oltre le ideologie nell’opera di Tommy Weber tratta dalla graphic novel

Due fratelli, due vite, due Italie. Messe a confronto durante il più classico degli on the road, duemila chilometri a bordo prima di una Millecento azzurra (siamo a metà anni Cinquanta) e poi di quel che capita, anche un carro funebre, dove il passato torna a far pesare la sua eredità ma costringe anche a guardarsi dentro per capire le ragioni che hanno spinto i due protagonisti del film a prendere strade tanto diverse.

È tutto ciò che succede inCome prima
, opera curiosamente a maggioranza italiana (pur con una coproduzione transalpina) che il regista Tommy Weber ha tratto da l’omonima graphic novel di Alfred, entrambi francesi ma entrambi innamorati dell’Italia, da cui provengono anche i genitori del disegnatore, che in realtà si chiama Papagalli e che ad aver pazienza si può vedere con la figlia Selma durante i titoli di coda.

La storia inizia a Dieppe, nel Nord della Francia, nel 1956, dove uno stranito spettatore assiste a un incontro clandestino di boxe, tra il pubblico vociante di scommettitori: è André (Antonio Folletto), venuto apposta da Procida per convincere il fratello Fabio (Francesco Di Leva), che ha appena visto finire a terra sotto i pugni dell’avversario, a rientrare a casa, per il funerale del padre.

La risposta non lascia dubbi: Fabio non ha nessuna intenzione di tornare a Procida, se non fosse che qualcuno lo sta cercano con intenzioni poco benevole, costringendolo a fuggire seminudo da un’amante e a nascondersi nell’albergo dove il fratello gli ha detto di alloggiare. Obbligandolo a prendere immediatamente la strada verso l’Italia. Iniziamo così a conoscere chi sono i b, che non si vedono da 17 anni, da prima della fine della guerra, dove si capisce erano schierati su due campi opposti.

Ma soprattutto iniziano a delinearsi i due caratteri: Fabio deciso, egoista e per niente preoccupato di nascondere il disprezzo che prova per il resto dell’umanità; André più composto, quasi timoroso, abituato a misurare le parole e i gesti. Non impieghiamo molto a scoprire anche un’altra fondamentale tessera, quella della collocazione politica: Fabio è stato fascista e lo è ancora, facendosi un vanto di continuare a dimostrare la stessa arroganza e strafottenza del maschio (supposto) alfa; André invece ha idee opposte («sei comunista?» gli chiede il fratello, senza però ricevere risposta) ma non si lascia mai coinvolgere dall’aggressività di Fabio, che si sforza di tenere il più possibile a bada.

Il viaggio prosegue tra inconvenienti e incontri fortuiti, dove spicca un prete mezzo sguercio (Hugo Dillon) con un passato da partigiano, che nasconde un fucile in chiesa e sa ritrovare le auto rubate (come è successo a quella di André), mentre Fabio salva (e adotta) un cane senza una zampa. Ma tutto sembra essere funzionale soprattutto alla reciproca conoscenza e alla scoperta delle tensioni che continuano a tenerli separarti. Così le motivazioni ideologiche — per reazione al padre comunista (Massimiliano Rossi), Fabio partì volontario in Eritrea per poi combattere sul fronte interno, a caccia di partigiani — passano pian piano in secondo piano, per far venire a galla la mai sopita rivalità col padre, che sembrava più propenso a usare le mani che le parole per dare forma al proprio dissenso.

Non tutto nella sceneggiatura (scritta dal regista con Filippo Bologna e Luca Renucci) sembra perfettamente a fuoco, come il viaggio girato un po’ troppo al risparmio, senza mai incrociare traffico, o certe svolte del racconto (l’incontro con il camerata interpretato da Gianluca Gobbi) ma è la prova dei due attori a trasmettere energia al film e farlo attraversare da una scarica elettrica. Gli scoppi improvvisi d’ira di Fabio, le reazioni fin troppo controllate di André non si dimenticano grazie alla prova dei due attori, un Francesco Di Leva che cresce ad ogni film e si sta imponendo come una delle figure più interessanti del panorama attoriale napoletano e un Antonio Folletto che speriamo trovi al cinema la stessa attenzione che gli sta riservando finora la televisione.

14 giugno 2022 (modifica il 15 giugno 2022 | 11:22)

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