come si trasmette e cura

E’ allarme in Asia per il virus Nipah del quale sono stati segnalati alcuni casi in India. Il Nipah, che si trasmette dagli animali agli esseri umani, non ha vaccino e un tasso di mortalità che varia dal 40 al 75% secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità. Ma quanto dobbiamo preoccuparci in Italia?

Cosa sta facendo l’India

Le autorità indiane – riporta oggi l’Afp – hanno dichiarato di aver garantito il “contenimento tempestivo” del virus dopo la conferma di due casi nello stato del Bengala occidentale. “Sono state condotte operazioni di sorveglianza rafforzata, test di laboratorio e indagini sul campo… che hanno garantito un tempestivo contenimento dei casi”, ha dichiarato il ministero della salute indiano in un comunicato diffuso ieri sera. “La situazione è sotto costante monitoraggio e tutte le necessarie misure di sanità pubblica sono state adottate”, ha aggiunto, affermando che sono stati rintracciati 196 contatti collegati ai casi e tutti negativi.

Come si trasmette

Il virus Nipah -riporta ‘The Standard’ – può essere trasmesso da animali come maiali e pipistrelli frugivori agli esseri umani. Può anche trasmettersi tramite alimenti infetti o anche da persona a persona. In persone infette, causa una serie di malattie, da infezioni asintomatiche a malattie respiratorie acute e encefalite fatale. Il periodo di incubazione varia da quattro a 14 giorni. Il virus è stato inserito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità tra le dieci malattie che considera prioritarie, insieme a patogeni come COVID-19 e Zika, per la sua capacità potenziale di innescare un’epidemia.

Il Nipah è stato identificato per la prima volta nel 1998 per una serie di casi tra suinicoltori in Malaysia, riferisce l’Afp. In India il primo focolaio è stato individuato nel Bengala occidentale nel 2001. Nel 2018, almeno 17 persone sono morte per il Nipah nel Kerala, e nel 2023 altre due persone hanno perso la vita nello stesso stato sempre per il virus.

Durante il primo focolaio individuato in Malaysia, che ha colpito anche Singapore, la maggior parte delle infezioni erano riconducibili al contatto diretto con suini malati o loro tessuti contaminati. Si ritiene che la trasmissione sia avvenuta tramite un’esposizione non protetta a secrezioni dei maiali, o contatto non protetto con i tessuti di un animale malato. Nei successivi focolai in Bangladesh e India, il consumo di frutta o prodotti della frutta (come succo di palma da dattero) contaminati con urina o saliva di pipistrelli frugivori infetti sono stati la fonte più probabile di infezione. La trasmissione del virus Nipah è stata segnalata infine anche tra familiari e assistenti di pazienti infetti.

Bassetti: “Non esistono né vaccini né farmaci”

E’ un virus altamente letale, che arriva a una mortalità tra il 50 e il 70%. Dà un quadro clinico simile a una forma influenzale però poi può dare un quadro respiratorio molto grave con un quadro di un’encefalite che può portare poi alla morte”. Così in un post sui social Matteo Bassetti, direttore di Malattie infettive dell’ospedale policlinico San Martino di Genova. “Non esistono né vaccini né farmaci. Molti Paesi dell’Asia si stanno attrezzando per controllare negli aeroporti i viaggiatori – sottolinea l’infettivologo – Al momento direi che non c’è da avere paura, però bisogna tutti insieme vigilare attentamente sulla situazione in modo che anche questo focolaio sia limitato velocemente come avvenuto in passato”.

 

Nicastri (Spallanzani): “Virus pericoloso ma rischio casi importazione è virtuale”

I primi casi di infezione sono stati osservati in Malesia e Singapore tra il 1998 e il 1999, tra allevatori di suini che avevano avuto un contatto diretto con fluidi respiratori  di animali infetti. Diverse epidemie sono state registrate in Bangladesh dal 2001 e vari focolai sporadici sono stati segnalati in  India. “Inizialmente presente in ambito animale” – le volpi volanti e  i pipistrelli della frutta sono considerati il serbatoio naturale di  questo agente infettivo – “il virus Nipah è stato riscontrato in  un’ampia gamma di mammiferi ospiti, come maiali, cavalli, gatti e  cani, che possono essere asintomatici o sviluppare una malattia lieve  o moderata, a differenza degli esseri umani che possono sviluppare una malattia con una letalità fino al 75%. In modo poco prevedibile, ma  sicuramente sporadico, emerge dalla nicchia ecologica animale e questo fa ipotizzare che di fatto ci troviamo di fronte alla punta di un  iceberg che causa focolai soprattutto quando i primi casi umani si recano in ospedale e lì la trasmissione non è contenuta in modo  corretto”. A spiegarlo è Emanuele Nicastri, direttore  dell’Uoc di Malattie infettive ad alta intensità di cura dell’Inmi  Spallanzani di Roma.      

Il focolaio di virus Nipah in India può essere un pericolo per  l’Italia con eventuali casi di importazione? “Penso proprio di no –  risponde l’esperto – Il tipico turista non va nelle aree più povere  dell’India dove c’è la possibilità di un contatto diretto con gli  escrementi o le secrezioni di animali infetti e dove c’è rischio di  contagio. Secondo me, il rischio di importazione in Italia di casi  dall’India è puramente virtuale”.     

“Non siamo di fronte ad un nuovo Covid”

L’allarme dall’India arriva proprio a ridosso dell’anniversario dei 6  anni dalla coppia cinese di Wuhan positiva a Covid-19 e ricoverata  allo Spallanzani: l’inizio della pandemia in Italia. “Non siamo di fronte a un nuovo Covid”, chiarisce Nicastri. Quella causata dal  Nipah, spiega, “è una patologia altamente contagiosa che necessità di isolamento ed è autolimitante, ovvero è molto grave. Il ricovero dei  primi pazienti presso le strutture ospedaliere, nella fase iniziale dell’epidemia, comporta un rischio di trasmissione tra il personale  sanitario. In questa fase, la mancata consapevolezza del rischio porta gli operatori a non adottare le necessarie misure di protezione  individuale. Una volta che il personale prende coscienza della situazione, il focolaio tende generalmente a esaurirsi con l’esito  clinico dei pazienti, ovvero attraverso la guarigione o il decesso”.

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