La Commissione Europea ha avviato la procedura per congelare o revocare i fondi alla Biennale di Venezia per aver permesso alla Russia di riaprire il “suo” padiglione, chiuso dal 2022. La notizia, anticipata da La Repubblica, è stata confermata da fonti della Commissione Ue. La decisione – secondo quanto riporta il quotidiano – è stata comunicata ufficialmente al presidente della fondazione, Pietrangelo Buttafuoco, con una lettera.
Il mittente è l’Agenzia esecutiva per l’istruzione e la cultura, articolazione della Commissione Ue. L’istituzione culturale avrà trenta giorni per chiarire la propria posizione o fare retromarcia. Altrimenti perderà una sovvenzione di due milioni di euro per un periodo di tre anni (dal 2025 al 2028).
Le reazioni, Zaia: “Grande occasione per parlare di pace”. Pirondini (M5s): “Atto grave e arrogante”
Immediate le reazioni politiche, a partire dal presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia: “La Biennale può diventare una grande occasione per parlare di pace e per portare avanti un messaggio forte, universale, di quelli che solo il mondo dell’arte, della cultura, degli intellettuali e degli artisti, nei passaggi più drammatici della storia, ha saputo esprimere con autentica potenza”. L’ex presidente della Regione Veneto prosegue: “L’Europa continua a premere sull’acceleratore appellandosi a norme, sanzioni e ad altri aspetti di natura formale, quasi lasciando intendere che uno dei principali problemi del nostro continente, o addirittura del mondo, sia oggi la presenza del padiglione russo alla Biennale. Francamente, mi pare una rappresentazione esagerata. Chiarito, una volta per tutte, che nessuno è qui per santificare o normalizzare la posizione russa e che la responsabilità della guerra resta in capo a chi ha scelto l’aggressione, io auspico che questi movimenti tellurici, fatti di lettere europee, richieste e pressioni, non si trasformino in un terremoto, ma si fermino a semplici scosse di assestamento”.
Il capogruppo M5S al Senato, Luca Pirondini, definisce la decisione della Commissione un “atto grave e arrogante”, trattandosi di “un’ingerenza politica sull’autonomia e sulla libertà culturale degli italiani espressa con il linguaggio dei burocrati. Davanti a tutto questo, i patrioti ancora una volta staranno zitti e obbediranno a Bruxelles? Noi confermiamo il nostro sostegno a Pietrangelo Buttafuoco. Difendere l’autonomia della Biennale significa difendere la libertà della cultura da ogni forma di pressione esterna, soprattutto quando questa arriva sotto forma di ultimatum”.
