Il punto in cui il confronto prende la piega del richiamo è quello in cui il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, dal palco de La Nuvola a Roma, sottolinea l’importanza di “un grande atto di responsabilità” di tutta la politica, che “non deve diventare terreno di scontro ma piattaforma di dialogo. Vi chiediamo di lavorarci insieme”, è l’appello al governo e alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni presente in sala. Un dialogo richiesto su diversi punti: l’intelligenza artificiale nelle scuole, una rapida attuazione del nucleare, un ripensamento delle agevolazioni fiscali, la sospensione del meccanismo degli Ets che pesa sui prezzi energetici, lo snellimento della burocrazia. Orsini ha messo sul tappeto del confronto diversi nodi che la premier ha ripreso nel suo intervento all’assemblea degli industriali. Sintonie e distinguo. In sala anche il presidente Sergio Mattarella e diversi ministri tra cui il titolare dell’Economia Giancarlo Giorgetti, quello delle Imprese Adolfo Urso, e quello dell’Ambiente Gilberto Pichetto. 

Orsini chiede a politica e parti sociali un nuovo “grande patto” per crescere al 2% e dice “no a battaglie elettorali sull’interesse generale”

Sul nucleare il presidente degli industriali auspica “che tutti i partiti sostengano l’avvio più veloce possibile della sperimentazione”. Tutta l’industria di base europea “è sotto pressione per il costante aumento dei prezzi della produzione” e senza di essa “crolla l’intera economia europea”. Perciò “dobbiamo accelerare il ritorno al nucleare”, chiede il numero uno degli industriali che lamenta il prezzo troppo alto dell’energia in Italia. “Noi per primi siamo disponibili a ospitare i piccoli reattori modulari nei nostri stabilimenti e nei nostri distretti” osserva Orsini.

“Vogliamo proseguire speditamente”, è l’assicurazione della premier che ritiene “sia un obiettivo alla nostra portata e importante per la nostra competitività, la ripresa della produzione nucleare”. Il testo del ddl è all’approvazione della Camera. Orsini sull’energia non ha mancato poi di sottolineare il ritardo di alcuni interventi: “Diamo atto al governo di aver impostato una politica di maggior equilibrio” ha detto ma “dobbiamo riportare l’energia nella competenza esclusiva dello Stato”.  Energia che servirà anche per l’Ai, da qui la necessità di “potenziare la rete elettrica e velocizzare gli allacciamenti” ed estendere il potenziamento a tutta la filiera della manifattura”.

Sull’Europa, uniti nelle critiche, Orsini e Meloni hanno mostrato due approcci diversi: “E’ un’illusione” – ha detto il presidente di Confindustria – che i Paesi possano fare da soli. La presidente del Consiglio ha invece chiesto all’Europa di dare maggiore spazio all’autonomia dei singoli Stati.   

Serve un mercato unico, così come quello dei capitali, e ancora “un debito comune” sottolinea Orsini perché “per la competitività europea servono 1.200 miliardi di euro l’anno” che “non possono arrivare né dai limitati margini dei bilanci nazionali né dal bilancio comune – aggiunge – Gli attuali 280 miliardi l’anno, da dividere tra 27 Paesi, non risolvono il problema. Il debito comune che chiediamo occorre per finanziare investimenti strategici. E solo così potremo affrontare la posizione dominante della Cina” che sta “colonizzando i nostri mercati”.

C’è poi la riforma dell’Ets, il meccanismo Ue che, con l’obiettivo di ridurre i gas serra, impone un pagamento alle imprese aggravando i costi energetici. Confindustria chiede la sospensione e il governo promette di continuare a dare battaglia sulla questione. A Bruxelles Orsini imputa anche una burocrazia “lunare” che va fermata” a favore di “una governance molto diversa da quella attuale, con tempi e procedure snelle ed efficaci – aggiunge – Purtroppo, costruire un’Europa veramente federale richiede tempi lunghissimi. Dobbiamo procedere sulla via che i Trattati consentono, quella della cooperazione rafforzata”.

La burocrazia è l’altro nodo e la premier annuncia la volontà di scioglierlo con “un cantiere per la riforma”. Una delle leve prioritarie secondo gli industriali. Tra le altre leve individuate per lo sviluppo del Paese: crescita dimensionale delle PMI; contratti di sviluppo e innovazione; semplificazioni e riforma della 231; risorse adeguate agli obiettivi. Non meno importante il tema del lavoro: la questione salariale “resta aperta” e “noi da soli, con i nostri migliori contratti, non riusciamo a risolverla”. Intanto Orsini si dice “orgoglioso” del lavoro comune avviato con i sindacati sui contratti che “continua su molti altri punti”, a partire dalla sicurezza. 

Infine l’Ia, che dall’enciclica di Papa Leone rimbalza nell’assemblea. Confindustria vorrebbe fosse insegnata nella scuola superiore, una proposta sulla quale la premier Meloni richiama dal palco l’attenzione del ministro Valditara seduto in platea.

Tra le spine nel confronto tra Confindustria e il governo c’è l’attuazione degli incentivi di Transizione 5.0 e dell’iperammortamento, norme previste dall’ultima manovra dalle quali sono rimasti fuori gli investimenti sui cloud. “Considero corretto e intelligente ragionare di includere negli incentivi gli investimenti su software e cloud”, ha assicurato Meloni, senza sbilanciarsi troppo. Il nodo, in questo caso, è economico, di coperture. Per gli investimenti Orsini indica anche altri strumenti da potenziare, come quello della Zes, che nelle cosiddette Zone economiche speciali prevede incentivi con certificazioni uniche semplificate: è servita – dice – a creare 60mila posti di lavoro con un impatto economico di 55 miliardi. “Si stanno studiando – spiega Meloni – meccanismi tecnici per applicare a tutto territorio nazionale e affiancare questa misura ad un’altra in ottica di investimenti, il meccanismo di iperammortamento”. 

Risorse pubbliche: “Trasformare il fisco in leva di competitività”

C’è poi il tema delle risorse. Dall’energia alle tasse. Orsini chiede di riallocare 20 miliardi dei 120 erosi dalle varie forme dei 575 sconti fiscali. Si tratta delle tax expenditures sulle quali Meloni propone di aprire un dialogo che porti al riordini. Crescita, sanità e scuola: i tre assi sui quali riallocare le risorse pubbliche. Il presidente di Confindustria sollecita una revisione profonda della spesa pubblica e delle tax expenditure, per trasformare il fisco in una leva di competitività. Oggi l’Italia è al quarto posto tra i Paesi avanzati per pressione fiscale, ma le risorse incassate si perdono nelle centinaia di diverse misure fiscali che, viene sottolineato, erodono circa120 miliardi di base imponibile. Da qui l‘appello a governo e parti sociali a lavorare insieme, a cui la presidente del Consiglio Giorgia Meloni risponde con un’apertura al dialogo.   

L’obiettivo è disboscare la giungla delle 575 agevolazioni fiscali, alcune delle quali – secondo Confindustria – hanno perso la propria ragion d’essere o risultano sovrapposte. 

Il rischio indicato da Orsini è quello di un sistema fatto di misure frammentate, di breve periodo e poco eque. Per mobilitare risorse private accanto a quelle pubbliche, Confindustria propone due interventi immediati, che riguardano i capitali dormienti delle famiglie e il patrimonio degli investitori istituzionali. Il primo punta a incentivare i risparmiatori – anche attraverso agevolazioni fiscali – a investire nelle imprese italiane. 

Le famiglie hanno oltre 1.500 miliardi di euro fermi nei depositi bancari, spesso con rendimenti prossimi allo zero. Destinare anche solo l’1% di queste risorse alle aziende significherebbe generare 15 miliardi di nuovi investimenti. Tra gli strumenti ipotizzati: i Pir, piani individuali di risparmio, e conti risparmio-investimento rivolti alle persone fisiche.   

Il secondo intervento riguarda gli oltre 400 miliardi di euro detenuti da enti previdenziali, fondi pensione integrativi e casse di previdenza, da indirizzare maggiormente verso imprese e infrastrutture nazionali. La quota di questi capitali destinata al sistema Paese, nonostante i progressi degli ultimi anni, resta infatti limitata.   

Il punto di partenza resta però il riordino delle agevolazioni fiscali. Da qui potrebbero emergere quei 20 miliardi da destinare, in parti uguali, a crescita, sanità e scuola: tre ambiti considerati essenziali per il futuro del Paese.

Condividere.
Exit mobile version