Il termine “Downburst” in italiano potrebbe essere tradotto come “raffiche di vento lineare”. Si tratta di un fenomeno che si verifica in presenza di strutture temporalesche abbastanza importanti, delle linee temporalesche come quella che stanno attraversando il nostro Paese.

Il meccanismo è legato alla struttura del temporale. L’aria calda e umida sale, alimentando la nube. All’interno della nube, però, pioggia e grandine possono attraversare strati d’aria più secchi: evaporazione e fusione sottraggono calore all’ambiente, rendendo l’aria più fredda e più densa. A quel punto quella massa d’aria accelera verso il basso, trascinata anche dal peso delle precipitazioni. Quando arriva al suolo, produce il vero danno: raffiche orizzontali molto intense, spesso improvvise.

Il downburst non è un tornado. Nel tornado il vento ruota attorno a un asse quasi verticale e converge verso il vortice. Nel downburst, invece, il flusso d’aria scende e poi si apre verso l’esterno: per questo i meteorologi lo classificano tra i fenomeni convettivi a vento rettilineo. Rettilineo, però, non significa debole. Le raffiche possono superare i 100 km/h e provocare danni simili a quelli di una tromba d’aria, pur avendo una dinamica diversa.

Il fenomeno non va confuso neppure con la “bomba d’acqua”, espressione che indica invece un nubifragio intensissimo e localizzato, con piogge torrenziali concentrate in poco tempo. Downburst e bomba d’acqua possono verificarsi nello stesso temporale, ma descrivono due effetti diversi: uno riguarda il vento, l’altro la pioggia.

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