La ricina è una sostanza altamente tossica di origine naturale, contenuta nei semi della pianta del ricino. Si tratta di una proteina in grado di bloccare la sintesi delle cellule, provocandone la morte e causando danni gravi e progressivi agli organi vitali. 

L’avvelenamento può avvenire per ingestione, come ipotizzato nel caso di Pietracatella, e si manifesta inizialmente con nausea, vomito e diarrea, per poi evolvere in un rapido peggioramento fino al collasso multiorgano e al decesso nei casi più gravi. 

Considerata tra le tossine più pericolose conosciute, la ricina è stata utilizzata in passato in episodi di avvelenamento e rientra tra le sostanze di interesse anche in ambito di sicurezza internazionale.

La ricina avrebbe causato la morte di Sara Di Vita, 15 anni, e della madre Antonella Di Ielsi, 50 anni, e sarebbe stata individuata nei campioni biologici analizzati nel corso degli accertamenti tossicologici. 

Secondo quanto si apprende, la sostanza è stata rilevata nel sangue di entrambe le vittime e in un capello di Antonella Di Ielsi, deceduta il 28 dicembre all’ospedale Cardarelli di Campobasso, il giorno successivo alla figlia. 

Gli esami sono stati effettuati al Centro antiveleni Maugeri di Pavia e in un laboratorio svizzero dove erano stati inviati i campioni. 

Per gli inquirenti si tratta di un duplice omicidio premeditato mediante avvelenamento. 

Restano da chiarire movente e responsabilità, così come le modalità con cui la sostanza sarebbe stata ingerita.

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