così le persone affette da malattie neurodegenerative tornano a comunicare

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Tra le malattie neurodegenerative rare, la Sclerosi Laterale Amiotrofica (Sla) presenta una caratteristica che la rende particolarmente drammatica: pur bloccando gradualmente i muscoli non toglie la capacità di pensare, imprigionando la mente dentro un corpo che diventa pian piano immobile. Una progressiva condanna all’isolamento per Rodney Gorham, venditore di software australiano in pensione a cui la Sla aveva già tolto la parola e la capacità di scrivere. Oggi, grazie alla tecnologia, Gorham riesce a comunicare di nuovo, e lo fa trasmettendo i suoi pensieri direttamente ad un iPad. A renderlo possibile è Synchron Switch, un sistema ideato dall’azienda newyorchese Synchron, la prima a ottenere l’approvazione dalla Food and Drug Administration per la sperimentazione delle interfacce neurali sull’uomo. Funziona così: una serie di sensori (chiamati Stentrode) vengono inseriti all’interno dei vasi sanguigni fino a raggiungere la parte superiore del cervello. I sensori sono controllati da remoto utilizzando il Synchron Switch, un ricevitore wireless collocato sottopelle all’altezza del torace, che digitalizza gli impulsi cerebrali e li ritrasmette a pc, tablet e smartphone, che a quel punto possono essere attivati semplicemente pensando a un comando motorio. Ed è così che quando Gorham pensa a muovere una mano, il suo iPad lo registra come il tocco di un dito sullo schermo.


INTERFACCIA

«Il primo impianto nell’uomo di un’interfaccia endovascolare negli Stati Uniti è un’importante pietra miliare clinica che apre nuove possibilità per i pazienti con paralisi», ha dichiarato Thomas Oxley, ceo di Synchron che ha in progetto di impiantare il dispositivo su altri 15 pazienti entro la fine dell’anno. E che, se la Fda darà l’ok per la commercializzazione, promette un prezzo di mercato «simile a quello di un’auto». Le Bci (brain-computer interfaces, cioè interfacce neurali) non sono un concetto nuovo. Già Stephen Hawking nel 2018 vedeva in questi device il futuro della comunicazione. E non è difficile capirne il perché, dato che le Bci vivono in quel crocevia tra tecnologia e fantascienza dove è possibile trasformare i nostri pensieri in comandi digitali. Quegli stessi impulsi che usiamo per istruire i nostri muscoli ad eseguire un movimento possono cioè essere usati per spostare un cursore sullo schermo di un computer. O scrivere su un iPad semplicemente pensando le parole. È una tecnologia rivoluzionaria che porta evidenti vantaggi a tutti coloro che sono rimasti senza un canale di comunicazione con il mondo. Ma ha un grosso difetto: la procedura per impiantare le interfacce è estremamente invasiva e può portare a violenti fenomeni di rigetto.

LA SOLUZIONE

Ed è proprio per via della sua bassa invasività che la soluzione di Synchron rappresenta una rivoluzione: i sensori non vengono posizionati direttamente sul cervello ma nei vasi sanguigni limitrofi, che lo stimolano poi dall’interno. Questo non solo permette di evitare tutte le complicazioni derivanti dalle classiche procedure di neurochirurgia ma richiede, secondo Oxley, «competenze all’ordine del giorno» che dovrebbero garantirne una diffusione capillare. Un tempismo importante, dato che solo in Italia oggi sono un milione i casi di pazienti affetti da demenza, di cui 600mila quelli colpiti da Malattia di Alzheimer. Un numero che entro il 2050, secondo gli scienziati, raggiungerà i 14 milioni a livello globale. Aumenta così l’interesse in un settore che potrebbe cambiare la vita a molti.

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LA CONCORRENZA

Elon Musk con la sua Neuralink sta sviluppando un sistema simile a quello di Synchron, ma oggi si dichiara «insoddisfatto» dei progressi «troppo lenti» della sua azienda, tanto che i primi di agosto avrebbe contattato Oxley per discutere di un accordo. Ma non è ancora chiaro se il magnate sudafricano punti ad acquistare l’azienda newyorchese o se voglia semplicemente finanziarne le ricerche. Intanto in giurisprudenza si parla già di neurodiritti per indicare la categoria dei valori umani che fanno capo alla sfera mentale e cognitiva. Perché in tecnologia la ricerca medica fa sempre da apripista, e non è escluso che tra qualche anno ci troveremo alle prese con soluzioni commerciali che vanno ben oltre lo scopo riabilitativo. A quel punto diventerà fondamentale capire in che modo i nostri processi cognitivi vengono condizionati dall’introduzione di un elemento esterno in un organo delicato come il cervello. E quali saranno i confini della nostra libertà mentale, specie se questi device verranno progettati da aziende terze che operano in un settore dove la regolamentazione è ancora confusa e rarefatta.

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