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Covid, quali gli effetti nel cervello? Dalla perdita di memoria all’affaticamento: possono durare per mesi

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La Covid-19 non è solo una malattia respiratoria. Causa danni “sistemici”, cioè all’intero organismo. E la ricerca ha notato da tempo ormai il Long Covid: gli effetti, più a medio termine, dell’infezione. Tra questi, sono sempre più evidenti le conseguenze neurologiche. All’inizio gli studi facevano evidenziare alcune disfunzioni cognitive specie nei pazienti che avevano sperimentato il ricovero in ospedale. Poi, sono diventate sempre più chiare e frequenti la perdita dell’olfatto, l’ictus, infiammazioni cerebrali, encefalopatie, sindromi psichiatriche. Ma ancora, su questi argomenti, gli studi sono aperti, a tal punto che si pensa come l’infezione possa innescare lo sviluppo di malattie neurodegenerative come l’Alzheimer o il Parkinson


La neurovirulenza

Uno studio apparso sul Canadian Journal of Neurological Sciences ad agosto 2020 descrive quali siano gli effetti di neurovirulenza di Sars Cov-2. Sono principalmente tre: una legata all’ipossia (cioè alla mancanza d’ossigeno), che può generare lesioni cerebrali. L’altra è legata all’infiammazione (con danni causati da un aumento dell’interleuchina-6), e l’altra legata al legame dell’enzima di conversione dell’angiotensina-2 (l’Ace2). Gli effetti neurologici dei “fratelli” di Sars Cov-2, sono noti. Già in alcuni casi (seppur sporadici) dell’epidemia di Sars del 2003 erano stati evidenziati alcuni danni neurologici. E nel 2012, con la sindrome respiratoria mediorientale (la Mers), si notarono effetti come la mente alterata, la confusione, l’atassia, deficit neurologici focali, emorragie intracerebrali, l’ictus ischemico, la sindrome di Guillain-Barré.

Gli effetti neurologici di Sars Cov-2

Un lavoro britannico pubblicato su Lancet Psychiatry ha confermato questi effetti già a giugno 2020. “Abbiamo identificato un’ampia percentuale di casi di alterazione acuta dello stato mentale, con diagnosi neurologiche sindromiche come encefalopatia ed encefalite e diagnosi psichiatriche primarie sindromiche, come la psicosi”, hanno scritto gli studiosi.

Altre ricerche hanno reso evidente risposte immunitarie “robuste” nel sistema nervoso centrale e avanzano l’idea di infezioni transitorie che toccano anche il cervello. Nelle analisi per cercare di avere ulteriori dettagli sugli effetti dell’infezione da virus Sars Cov-2, emerge anche un aumento del rischio di ictus ischemico: lo conferma una ricerca statunitense del Weill Cornell Medicine su Jama Neurology. E le forme di disfunzione vascolare nel cervello potrebbero portare, secondo alcuni ricercatori, anche a sintomi neurologici senza un ictus evidente.

Tra i sintomi che sono stati individuati nel Long Covid, la perdita di memoria e di concentrazione, i mal di testa, ma anche paranoia e deliri, che colpiscono pure gli under-50 e tra chi ha avuto sintomi lievi ed è rimasto a casa. Un lavoro su EClinical Medicine basato su un sondaggio on line che ha coinvolto i pazienti Covid ha dimostrato come la maggior parte di loro ha avuto un tempo di recupero che ha superato le 35 settimane. I sintomi più frequenti dopo il sesto mese sono stati affaticamento, malessere post-sforzo e disfunzione cognitiva. Il 45,2% ha chiesto di poter seguire un orario ridotto al lavoro rispetto al periodo pre-malattia. “Entro sette mesi – scrivono gli studiosi – molti pazienti non si sono ancora ripresi (principalmente da sintomi sistemici e neurologici/cognitivi), non sono tornati ai livelli di lavoro precedenti e continuano a manifestare un significativo carico di sintomi)”.

Un lavoro cinese ha notato come tra i maggiori sintomi neurologici affetti da Covid ci siano le vertigini (16,8%), seguite dal mal di testa (13,1), effetto che si sente di più tra chi ha avuto un decorso più grave. E la revisione del Canadian Journal of Neurological Science sottolinea come sia presente dal 3% al 13%.

L’anosmia, cioè la mancanza dell’olfatto, è presente fino al 40% dei casi infetti da Sars Cov-2 (questi studi sono stati condotti sulle varianti precedenti a Omicron, dove le ricerche hanno confermato come sia un effetto minore). Tra questi, c’è un lavoro italiano dell’Ospedale Sacco, pubblicato su Clinical Infectious Diseases, che dice come la mancanza dell’olfatto abbia toccato il 33,9% dei pazienti, e il 18,3% abbia avuto anche l’aggiunta della mancanza del gusto. 

Poi ci sono gli eventi cerebrovascolari: non sono effetti solo di Sars Cov-2, ma sono stati già notati in altre epidemie di coronavirus. Chi li ha, solitamente è perché ha avuto un decorso della malattia più grave, quasi sempre associato alla Ards, la sindrome da distress respiratorio acuto.

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La maggior parte di questi casi coinvolgono gli ictus ischemici acuti e di ischemia cerebrovascolare. Gli studi hanno notato anche la presenza di encefalopatie, con sintomi che possono variare da un mal di testa, febbre e rigidità del collo, fino ad alterazioni, agitazioni, convulsioni, coma o deficit neurologici focali. 

Una manifestazione più rara del coinvolgimento del sistema nervoso centrale da parte di Sars Cov-2 è invece l’atassia. Quella cerebellare post-virale è già nota ed è stata associata anche ad altre malattie come varicella, parotite, virus di Epstein-Barr e parvovirus B19.

 

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