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Home » Da me solo beneficenza a popolo palestinese in tutte le sedi’
Cronaca

Da me solo beneficenza a popolo palestinese in tutte le sedi’

Di Sala Notizie30 Dicembre 20256 min di lettura
Da me solo beneficenza a popolo palestinese in tutte le sedi’
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Da me solo beneficenza a popolo palestinese in tutte le sedi’

E’ durato circa mezz’ora l’incontro tra Mohammad Hannoun e la Gip Silvia Carpanini. L’architetto, arrestato a Genova per presunti finanziamenti ad Hamas, “ha rivendicato la sua attività di raccolta fondi per iniziative precise di beneficenza a favore del popolo palestinese in tutte le sedi, cioè Gaza, la Cisgiordania e i campi profughi, attività che ha cominciato a svolgere negli anni Novanta“, spiegano gli avvocati Emanuele Tambuscio e Fabio Sommovigo dopo l’interrogatorio di garanzia che si è svolto questa mattina, dove, come annunciato ieri, Hannoun ha rilasciato solo dichiarazioni spontanee al Gip.

L’architetto arrestato per i presunti finanziamenti “ha negato di aver finanziato direttamente o indirettamente Hamas“. Poi “ha spiegato con un po’ di dettagli, per quanto possibile, come funzionava la raccolta fondi e la loro distribuzione prima e dopo il 2023 con i grandi cambiamenti che ovviamente ci sono stati dopo il 7 ottobre“. 

L’uomo è ritenuto dagli inquirenti essere a capo della cellula italiana di Hamas e resta in carcere nel Marassi di Genova.    

I suoi legali valuteranno se presentare istanza di attenuazione della misura o se proporre ricorso al tribunale del Riesame.

Nei confronti di Hannoun Mohammad, presidente dell’Associazione palestinesi in Italia, si era parlato di “concreto e attualissimo” pericolo di fuga. La Gip, Silvia Carpanini, aveva sottolineato che “da tempo aveva manifestato il progetto di trasferirsi in Turchia e di aprire lì un ufficio dove spostare l’attività dell’associazione“. 

Circa questo fatto che, secondo l’accusa, Hannoun stesse fuggendo in Turchia, gli avvocati avevano spiegato: “Lui in Turchia va costantemente per le attività di beneficienza e ci ha precisato che dal 7 ottobre 2023 non aveva più possibilità di operare dall’Italia e a causa del blocco dei conti doveva portare i contanti in Turchia o in Egitto“.

L’arresto ad Hannoun è avvenuto nell’ambito dell’inchiesta su presunto fondi dell’Italia ad Hamas, e a seguito delle attività che hanno permesso di raccogliere gli elementi che, spiega la Procura di Genova, “si ritiene riscontrino il quadro indiziario in base al quale è stata emessa l’ordinanza di applicazione di misure cautelari personali e reali“. 

Ieri, l’architetto giordano arrestato aveva tenuto, per circa due ore, un colloquio con i suoi avvocati che hanno poi riferito: “E’ stato molto lucido e preciso nel ricostruire tutti i passaggi dei finanziamenti e cominceremo a studiarli nei dettagli. Ha sempre operato in maniera tracciabile e sempre con associazioni registrate, molte delle quali anche in Israele. I legali avevano inoltre annunciato che Hannoun avrebbe reso una dichiarazione spontanea e che, su loro consiglio, non si sarebbe sottoporrà a interrogatorio anche perché ancora non avevano ricevuto tutti gli atti depositati.   

L’operazione

In alcune delle 17 perquisizioni personali e locali eseguite nell’ambito dell’operazione Domino sui finanziamenti ad Hamas, che hanno portato ai nove arresti, sono stati rinvenuti oltre un milione di euro in contanti, opuscoli, una bandiera di Hamas e canti corali islamici ‘anshd’ celebrativi del gruppo terroristico palestinese. 

Le perquisizioni, incluse le tre sedi dell’Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese (Abspp) a Genova, Milano e Roma, hanno interessato anche Torino, Bologna, Bergamo, Firenze, Monza Brianza, Lodi e Sassuolo.    

In particolare, si segnala il sequestro di denaro contante per una somma complessiva di circa 1.080.000 euro, detenuti non solo nelle sedi della Abspp, ma anche in alcune delle dimore delle persone perquisite. In un caso, il contante (per circa 560.000 euro) era stato nascosto in un vano appositamente ricavato in un garage a Sassuolo. Sono stati altresì sequestrati alcuni computer, nascosti nell’intercapedine di una parete in un alloggio in provincia di Lodi, e numerosi altri dispositivi elettronici che saranno sottoposti ad ulteriori analisi.    

Nell’abitazione di uno degli indagati, che conservava anche circa 6.000 euro, è stata rinvenuta una bandiera di Hamas. Materiale riconducibile all’organizzazione è stato inoltre trovato in alcuni dei luoghi sottoposti a perquisizione. In particolare, oltre a vari opuscoli sul movimento islamista, è stata sequestrata una chiavetta USB contenente canti corali islamici inneggianti a Hamas.

Le misure cautelari

I polizotti  della DIGOS di Genova, il Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Genova e il Nucleo Speciale della Polizia  hanno dato esecuzione a una ordinanza di applicazione di misure cautelari (personali e reali, queste ultime per un ammontare di oltre otto milioni di euro) nei confronti dei nove indagati destinatari tutti della custodia in carcere e tre associazioni, emessa dal Giudice per le Indagini preliminari presso il Tribunale di Genova, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di Genova. 

Operazioni triangolate

In particolare, vengono addebitate operazioni di finanziamento, effettuate anche mediante operazioni di triangolazione attraverso bonifici bancari o con altre modalità per il tramite di associazioni con sede all’Estero in favore di associazioni con sede a Gaza, nei Territori Palestinesi o in Israele, dichiarate illegali dallo Stato di Israele, perché appartenenti, controllate o comunque collegate ad Hamas o direttamente a favore di esponenti di Hamas. 

Tale supporto ha riguardato anche il sostentamento dei familiari di persone coinvolte in attentati terroristici ai danni di civili o dei parenti di detenuti per reati con finalità di terrorismo, sostentamento che ha rafforzato l’intento di un numero indeterminato di componenti di Hamas di aderire alla strategia terroristica e al programma criminoso dell’organizzazione, anche compiendo attentati terroristici suicidi.

Ad oggi sono 25 gli indagati

La moglie e i due figli del leader dei palestinesi in Italia, Mohammad Hannoun, figurano tra i 25  indagati che, secondo gli investigatori, avrebbero giocato un ruolo nei finanziamenti ad Hamas. Indagata, secondo quanto riporta La  Stampa, anche la giornalista Angela Lano, direttrice dell’agenzia di  stampa “Infopal” sul cui sito viene confermata la perquisizione  avvenuta ieri a casa di Lano.        

Le altre persone coinvolte nell’inchiesta sono Dawoud Ra’Ed Hussny Mousa, membro del comparto estero dell’organizzazione terroristica Hamas, nonché Al Salahat Raed (vedi in basso), membro del comparto estero dell’organizzazione terroristica e, dal maggio 2023, componente del board of directors della European Palestinians Conference, al cui interno opera in stretto contatto con Majed Al Zeer; Elasaly Yaser, membro del comparto estero dell’organizzazione terroristica Hamas, componente della cellula italiana, responsabile con Hussny Mousa della filiale milanese di A.B.S.P.P., Albustanji Riyad Abdelrahim Jaber, quale membro del comparto estero dell’organizzazione terroristica Hamas, Osama Alisawi, membro di Hamas di cui è stato Ministro dei Trasporti del Governo di fatto a Gaza, Presidente del Blocco Islamico dell’Unione degli Ingegneri, membro del Consiglio dell’Unione degli Ingegneri, cofondatore nel 1994 della A.B.S.P.P., delegato ad operare, dal 2001 al 2009, sui conti correnti dell’associazione n. 8542 e 9300 sono accusati di aver condiviso con Mohamed Hannoun le decisioni riguardanti le iniziative da adottare, anche volte a costituire l’Associazione Benefica La Cupola d’Oro, nonché l’Associazione Benefica La Palma, al fine di proseguire l’attività di supporto finanziario all’associazione terroristica Hamas. 

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