Dopo gli scontri di sabato 25 luglio il movimento No Tav torna in Val Susa e torna ad accendersi anche il faro delle forze dell’ordine e delle istituzioni sulla valle. Nel primo giorno di un lungo weekend di mobilitazione, organizzato dal 30 luglio al 2 agosto sotto il nome di ‘Campeggio della Piana’, arrivano le ordinanze firmate dal prefetto di Torino, Donato Cafagna, a vietare il “campeggio libero” per tutta la durata dell’iniziativa. Uno stop di fatto alla manifestazione che, nell’idea del Presidio No Tav di San Giuliano che la organizza, si tratterebbe di un “campeggio sui terreni liberati della Piana di Susa” in un percorso ideale che si svilupperebbe “da Traduerivi a Santa Petronilla (dove sorge il progetto ‘Farmacia Viva’) passando per Coldimosso e San Giuliano”. Fin dal mattino del giovedì sono stati proprio gli attivisti a parlare di “presidio blindato”: “a pochi minuti dal montaggio del campeggio dei prossimi giorni, un ingente spiegamento di forze dell’ordine si è presentato in tutti i punti di passaggio del campeggio: San Giuliano, Traduerivi e Farmacia Viva”.A fermare il campeggio è infatti una ordinanza prefettizia emessa il 29 luglio e consegnata ai primi No Tav arrivati al presidio in cui si vieta li “campeggio libero” nell’intero territorio dei Comuni di Susa e di Bussoleno “dalla mezzanotte di giovedì 30 luglio e sino alle 7 di lunedì 3 agosto” istituendo una zona rossa. Tempo che la notizia faccia il giro della Valle e gli stessi attivisti decidono di spostarsi a Venaus poco prima dell’arrivo di un’altra ordinanza, datata 30 luglio, che estende l’ordinanza precedente e dunque il divieto di campeggio anche a Venaus. L’ordinanza inoltre, dispone il divieto di detenere “senza giustificato motivo”, “oggetti e materiali idonei all’occultamento del viso”, come caschi, maschere e mascherine, “fumogeni e materiale esplodente di qualunque natura, nonché di bottiglie e contenitori in vetro, per prevenirne l’uso con finalità violente”. Con altri provvedimenti “contingibili e urgenti”, sempre a partire da giovedì e fino al 2 agosto, “è stato vietato l’accesso a porzioni di arterie stradali e alle aree boschive prossime e circostanti ai cantieri Tav di Chiomonte, San Didero e Traduerivi”. Le ordinanze, spiegano dalla Prefettura, sono orientate anche a consentire i “servizi di ‘filtraggio’ e di controllo da parte delle Forze di Polizia e l’identificazione dei detentori di materiali idonei all’offesa per l’applicazione delle relative misure penali ed amministrative. “La reazione non si fa attendere. “Non possiamo piantare le tende ma nessuno ci impedisce di stare qui all’interno del presidio”, dicono dal megafono gli attivisti, mentre si fa numerosa la presenza delle forze dell’ordine intorno alla zona del presidio con almeno 5 camionette della polizia e una dei carabinieri, oltre a diverse auto della polizia. Nel pomeriggio il movimento indice una conferenza stampa a Susa in cui accusa la Prefettura di Torino di “fare le veci della politica”. “Non è la prima volta che si proclamano zone rosse, ma è la prima volta che fisicamente viene schierata la ‘celere’ al di fuori dei presidi per impedire di campeggiare, sostare o muoversi liberamente”, dicono gli attivisti leggendo un comunicato in cui rilanciano: “Il campeggio si farà e sarà più divertente di quello che potevamo prevedere. Le lotte sociali e la battaglia contro il TAV ci hanno insegnato che a problemi ci sono sempre soluzioni e l’importante è tenere quel punto. Dunque – concludono – andiamo avanti” perché “non saranno certo delle ordinanze prefettizie a impedire che tutto ciò emerga”.

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