Documentario su Melania: rivolta sul set e fuga dai titoli di coda

Cresce l’attesa, tra indiscrezioni e veleni, per la “prima” al Trump Kennedy Center del film documentario Melania, opera dedicata alla First Lady e prodotta da Amazon che approderà nelle sale dopodomani. A rompere il silenzio della vigilia è il magazine Rolling Stone, che ha raccolto le testimonianze della troupe impegnata nelle riprese tra Washington, New York e Mar-a-Lago durante i venti giorni precedenti al secondo insediamento di Donald Trump. Il quadro che ne emerge è quello di un profondo caos logistico, al punto che almeno due terzi dello staff che ha lavorato sul set della Grande Mela ha chiesto formalmente di non essere inserito nei titoli di coda.

Nonostante le difficoltà organizzative, i tecnici hanno riservato parole di stima per la protagonista, definendola “sempre disponibile e gentile”. Lo stesso non si può dire per la gestione del progetto: le critiche più aspre sono state rivolte alla regia di Brett Ratner. Un membro della produzione ha dichiarato apertamente che non avrebbe mai accettato l’incarico se avesse saputo della sua presenza al timone, mentre altri addetti ai lavori hanno descritto l’esperienza come tutt’altro che remunerativa sotto il profilo dello stress. 

“Non sono stati soldi facili”, ha confessato un operatore, sottolineando come orari estenuanti e una gestione disordinata abbiano reso impossibile il normale svolgimento del lavoro: “Di solito un documentario è semplice, basta seguire il soggetto; provateci voi con Melania Trump”.

Melania Trump (Fox News)

Mentre fervono i preparativi per il debutto ufficiale, la First Lady è apparsa oggi alla Borsa di New York per suonare la celebre campanella, un gesto simbolico per promuovere l’uscita della pellicola. Parallelamente, Melania ha rilasciato un’intervista alla rete amica Fox News, durante la quale ha lanciato un accorato appello alla coesione nazionale: “Dobbiamo unirci, faccio appello all’unità”, ha dichiarato, aggiungendo che il marito Donald ha già visionato il film e lo ha apprezzato molto.

L’operazione simpatia deve però fare i conti con le sferzanti critiche dei comici della notte e con le tensioni politiche. Jimmy Kimmel, riferendosi ironicamente a una presunta “tangente” da 75 milioni di dollari versata da Amazon per il documentario, ha evidenziato come la First Lady debba ora affrontare domande scomode sulla cronaca recente, in particolare sull’uccisione a Minneapolis dell’infermiere Alex Pretti durante una protesta contro le brutalità dell’ICE. Un clima elettrico che accompagna un debutto cinematografico nato sotto il segno della divisione, persino all’interno della stessa troupe che lo ha realizzato.

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