«Donne e film, svolta a metà. Più registe, ma non basta»- Corriere.it

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di Chiara Maffioletti

L’attrice nel cast di «Il paradiso del pavone» di Laura Bispuri, delicato ritratto di una famiglia allargata. «Cerco stabilità senza i vincoli del matrimonio»

Il ricordo dei suoi pranzi in famiglia è molto diverso da quello che è al centro del racconto di
«Il paradiso del pavone»
, film presentato a Venezia, diretto da Laura Bispuri, al cinema in questi giorni. «I miei erano pranzi molto numerosi — racconta Maya Sansa —, quelli di una famiglia allargata: pieni di persone che non c’entravano niente con i legami di sangue. Una famiglia scelta, formata dagli amici di mia madre che, per fortuna, si è sempre circondata di gente bella». Nel film, invece, ogni membro della famiglia sembra avere il suo ruolo, da cui fatica a emanciparsi.

«Succede quasi sempre così — riprende l’attrice —. Anche sul lavoro ci sono dei giochi di ruolo a cui ci prestiamo. La mia Caterina è una donna determinata, amata dai suoi genitori. È protettiva ma anche giudicante nei confronti del fratello». Interpreta una donna moderna, eppure non vuole dire ai suoi anziani genitori (Dominique Sanda e Carlo Cerciello) che si sta separando. Per l’attrice, invece, l’apparenza non è mai stata un cruccio: «Quando i miei si sono conosciuti erano molto giovani e liberi, senza contare che sono nata in un’epoca — gli anni Settanta — in cui tutti erano ribelli, lontani dai conformismi per definizione. I miei sono stati molto amici per un periodo lungo, dopodiché erano troppo giovani per gestire questa libertà».

Il risultato involontario di tanto anticonformismo, è stato spingere presto l’attrice «nella ricerca di una forma, intesa come stabilità. Non sono per le costrizioni, ma se l’amore c’è penso sia un valore lavorare per far funzionare una relazione, specie in un’epoca in cui si tende a buttare tutto in fretta: dai rapporti agli oggetti, non si aggiusta più niente, costa di più che comprarne uno nuovo». Si identifica nel suo personaggio: «È una donna libera, che non sente il bisogno di diventare madre se non ne ha voglia, che vuole concentrarsi sulla sua carriera».

Come lei, è apparentemente molto responsabile: «C’è chi ambisce al caos e alla ribellione, io ambisco alla stabilità e alla serenità. Sono molto fedele anche nelle amicizie oltre che in amore: con Fabrice (Scott, ndr.) ormai stiamo insieme da vent’anni e abbiamo una figlia. Mi piace la continuità nei rapporti anche se la stabilità nella coppia l’ha portata più lui». Sansa non ha voluto sposarsi: «Con l’infanzia che ho avuto, per me non era molto famigliare. Non vedo romantico sposarsi: se succederà sarà alla fine, sarà il nostro premio. Ma non sento il bisogno di avere un contratto. Il mio compagno invece è cresciuto con due genitori che sono stati assieme tutta la vita: aveva le argomentazioni giuste per proporre il matrimonio», sorride.

Nel mentre, però, ha scelto di vivere a Parigi e di crescere lì la sua famiglia. Anche il cinema francese, da anni, la cerca e apprezza. «In Francia ho fatto tante cose belle ma resto un’attrice italiana. Insomma, non sono diventata Monica Bellucci, che sembra ormai più francese che italiana. Ma amo spaziare e sono grata di poterlo fare». Quella degli attori, aggiunge, «è una professione in cui non ti puoi mai sedere: ti devi conquistare il tuo posto, la tua vita, in un certo senso. C’è chi, tra i miei colleghi, vive sfruttando il successo, surfando le onde del consenso. Il mio percorso è più rock and roll: ci sono periodi in cui ci sono tanti progetti e periodi in cui ti sembra non ci sia più lavoro».

Per i prossimi tre mesi sarà in Puglia, per girare la nuova serie di cui è protagonista,
«Sei donne»
. E le donne sono sempre più spesso al centro della narrazione al cinema e in tv: qualcosa sta cambiando? «Forse sì, ma più dal punto di vista della regia, della sceneggiatura. Per quanto riguarda i ruoli, ecco, non tantissimo. E neanche negli stipendi. Ecco, lì la vedo proprio lunga».

18 giugno 2022 (modifica il 18 giugno 2022 | 22:13)

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