Dopo il sisma del 1976, i friulani “riuscirono a trasformare una tragedia in modello per l’Italia intera, il modello Friuli, il miglior modello di ricostruzione che l’Italia abbia riconosciuto fino ad oggi”. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni nel suo intervento al Consiglio regionale straordinario della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia per il cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli.   Dopo quella “calamità dalla forza mai vista prima, che fermò la vita di quasi mille persone, distrusse città, borghi, frantumò pietre millenarie, in molti nel bio di quella notte pensarono che dalle viscere di quelle montagne si fosse risvegliato il leggendario Orcolat, lasciando dietro di sé morte e distruzione – ha ricordato Meloni -. Alla furia di quella scossa seguì un silenzio irreale. Eppure il tempo della paura e del dolore fu breve, perché ci fu un altro sentimento che immediatamente si fece largo nel cuore dei friulani: l’orgoglio, l’orgoglio dell’appartenenza, della volontà, della determinazione: non c’era tempo per piangere, per commiserarsi, bisognava agire, reagire”. 

“Il commissario straordinario Zamberletti arrivò qui poche ore dopo la prima terribile scossa del 6 maggio, si ritrovò di fronte un popolo che si era già messo a disposizione di chi aveva bisogno, per prestare soccorso e apportare i primi interventi. Ebbe l’intelligenza di comprendere che quel movimento di popolo poteva essere la scintilla di qualcosa di molto grande, più strutturale e strutturato”, che pose le basi per la Protezione civile. Ma “occorreva coordinarlo, organizzarlo e inserirlo in un sistema più ampio che coinvolgesse tutte le strutture operative nel quadro di una filiera capace di mettere insieme tutti i livelli istituzionali dai Comuni, al Governo, passando per la Regione. Allora, decise di creare in ogni comune un centro operativo per gli interventi di assistenza e di affidarne la responsabilità al sindaco, cioè la figura istituzionale che è più vicina al territorio e che meglio di chiunque conosce i bisogni della propria gente”.

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