è l’infermiere killer di «The Good Nurse»- Corriere.it

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di Francesca Scorcucchi

Il premio Oscar e Jessica Chastain protagonisti del film Netflix ispirato a una storia vera. Il divo: «Per impersonare il paramedico killer ho imparato perfino a fare le iniezioni endovena»

LOS ANGELES «Mia figlia crede che sia un mago», dice Eddie Redmayne. Nonostante, a sei anni, non abbia ancora visto il papà nei film esercitare gli artifici del mago Newt Scamander del prequel di Harry Potter
«Animali Fantastici», la bambina ha intercettato un trailer su internet e ha rivolto una specifica domanda al papà: «Sei un mago? Mi ha chiesto. E io non sapevo cosa rispondere. Da una parte avrei voluto rafforzare quell’immagine dicendole sì, effettivamente sono un mago, dall’altra non volevo mentire. Così ho fatto il solito trucchetto della moneta che esce dall’orecchio ma non è rimasta granché impressionata. Ok, mi ha detto, ma nel trailer facevi
sparire un palazzo. Insomma: mia figlia ha iniziato a capire che come mago non valgo poi molto».

Come attore invece il valore dell’inglese Eddie Redmayne non è messo in discussione. Nel 2015 vince l’Oscar per la sua interpretazione del famoso fisico Stephen Hawking in
«La teoria del tutto

»
e l’anno dopo ottiene una seconda nomination per aver dato voce e aspetto
al primo transgender sottoposto a intervento chirurgico della storia
, in
«The Danish Girl». Ora si parla di un’altra candidatura, come attore non protagonista per «The Good Nurse», arrivato su Netflix dopo essere uscito al cinema negli States. È un’altra storia vera. Quella dell’infermiere e serial killer Charlie Cullen e della collega, Amy Loughren (interpretata da Jessica Chastain) che aiutò la polizia a smascherarlo. È accertato che Cullen uccise più di 40 persone fra la fine degli anni ‘80 e il 2003, quando venne arrestato. Fonti non ufficiali parlano addirittura di 400 morti sospette. Ora l’uomo è in carcere, deve scontare 17 ergastoli. Ha evitato la pena di morte dichiarandosi colpevole ma non ha mai spiegato la vera ragione dei suoi delitti.

Diretto da Tobias Lindholm e tratto dal libro omonimo di Charles Graeber, «The Good Nurse» vede ancora una volta Eddie Redmayne sparire dentro il suo personaggio, come fece quando gli toccò di interpretare il vivissimo cervello in un corpo paralizzato di Stephen Hawking o la donna intrappolata nel corpo di un uomo. «Credo di aver ancora una volta traumatizzato i miei bambini quando ho spiegato che non sono io l’infermiere buono del titolo. Per interpretare il killer ho studiato le fotografie e il libro di Graeber, in cui Charlie è descritto come un punto interrogativo — dice l’attore nel corso di un incontro organizzato dalla Critics Choice Association —. Non tanto un riferimento alla sua doppia personalità ma alla sua fisicità. Era come se avesse un gancio che lo sostenesse dal fondo del colletto e lui guardasse
il mondo di sbieco da quella posizione».

Sul set c’era la vera Amy Loughren che ha aiutato a capire le radici del rapporto fra i due colleghi, molto amici sino alla scoperta dell’autore di tutte quelle morti sospette. «Siamo arrivati alla conclusione che Charlie era due diverse persone, un amico cordiale e affidabile e un serial killer. Quella fra Charlie e Amy era una amicizia vera e quell’uomo era davvero diviso in due».

C’è altro che Eddie Redmayne ha imparato girando il film: «A togliermi i guanti di lattice nella maniera giusta, a effettuare correttamente un massaggio cardiaco e fare le iniezioni, anche quelle endovena, e ora sono costantemente preoccupato del fatto che possano esserci bolle d’aria nel liquido». Ma soprattutto ha preso coscienza dell’importanza della professione infermieristica: «Il senso della loro missione. Un infermiere deve essere rigoroso intellettualmente, deve conoscere la scienza, la matematica, la medicina e deve anche saper reggere enormi sforzi fisici, come spostare un malato in un letto, ed emotivi. Un infermiere è il punto di collegamento fra i medici, i pazienti e la famiglia in un momento di grande difficoltà per il malato e i suoi affetti. Se non fossi già loro grato dopo quello che hanno fatto durante la pandemia, lo sarei ora, alla fine di questo film».

1 novembre 2022 (modifica il 1 novembre 2022 | 20:21)

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