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È morto Jean-Luc Godard, maestro del cinema francese- Corriere.it

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di Paolo Mereghetti

Si spento a Parigi, aveva 91 anni, fu un rivoluzionario con oltre cento film all’attivo

O sarcasmo o idolatria, tertium non datur. Di fronte a Jean-Luc Godard, morto ieri a 91 anni (era nato a Parigi il 3 dicembre 1930, da una ricca famiglia protestante di origine svizzera) pare non esistano altri atteggiamenti possibili, se non la facile ironia (di chi non vuol capire i suoi film) oppure l’inutile fanatismo. Pare impossibile trovare altri modi di porsi di fronte a un regista che in sessant’anni di attivit ha costruito una delle immagini di marca pi forti e resistenti della storia del cinema, ma anche una delle pi contraddittorie e sfuggenti. Perch con tutte le sue opere – pi di un centinaio, di tutti i formati e le lunghezze possibili – Godard ha costruito una specie di foresta magica in cui ci si perde a piacere (la bella definizione di Jean-Marie Frodon), dove ognuno pu trovare quello che vuole e nello stesso tempo il suo contrario, la tesi e la sua antitesi.

Insegnamento, quello di coltivare i contrasti, che il regista ha ereditato dagli studi (nel 1949 si diploma in etnologia alla Sorbona) ma anche dal suo carattere: Ho sempre avuto un forte spirito di contraddizione, dipende dal modo in cui sono stato educato – ha dichiarato ad Alain Bergala. – Mi dicevo: loro dicono “verde”, ma non potrebbe essere il contrario? Bazin diceva “piano sequenza” e io mi chiedevo se nel dcoupage classico non ci fosse qualcosa di valido. Bisogna tener presente questo atteggiamento per capire davvero l’idea di cinema che muove il giovane Hans Lucas (questo lo pseudonimo con cui firma i suoi articoli) quando inizia a collaborare prima alla Gazette du Cinma e poi, dal 1952 ai Cahiers du cinma, strenuo difensore del cinema americano (da Hitchcock a Nicholas Ray a Jerry Lewis) e di una visione che mescola disinvoltamente pittura, letteratura e cinema. La via verso la regia inizia con un documentario, Opration bton (1955), nato da un periodo di lavoro in Svizzera per la costruzione di una diga, e prosegue con alcuni corti (il primo Une femme coquette, 1955, ispirato a Il segnale di Maupassant) fino a quando l’amico (e collega ai Cahiers) Franois Truffaut gli offre il soggetto di Fino all’ultimo respiro (1960) storia della breve e burrascosa relazione tra l’omicida di un poliziotto (Jean-Paul Belmondo) e una studentessa americana (Jean Seberg): riprese nelle strade e non negli studio, budget ridotto, tanto amore per il poliziesco americano e per un linguaggio visivo lontanissimo dalla tradizione, fatto di sguardi in macchina e un montaggio liberissimo (sconnesso hanno scritto), dove i personaggi e il loro slanci vengono prima della narrazione e della sua coerenza.

Con I 400 colpi di Truffaut il manifesto della Nouvelle Vague e il portabandiera di un cinema dove l’unica regola filmare quello che si ha voglia di riprendere. Una libert che diventa sempre pi evidente nei film successivi, dove il suo linguaggio cinematografico si fa pi anticonvenzionale e disarticolato grazie anche a didascalie e giochi di parole (La fotografia la verit, il cinema la verit 24 volte al secondo), a volte a rischio di confusione ideologica (come in Le petit soldat, contraddittoria riflessione sulla Guerra d’Algeria che dovette aspettare due anni – girato nel 1961 usc nel ’63 – per ottenere il visto. O come nella confusa satira del militarismo che Les Carabiniers, 1963), altre volte esemplare nella sua efficacia brechtiana (La donna donna, 1961, sulla mercificazione del corpo; Una donna sposata, 1964, saggio freddo e dolente sull’alienazione femminile), altre volte ancora troppo ambizioso per non incorrere nei fulmini della produzione (Carlo Ponti massacr l’edizione internazionale di Il disprezzo, 1963, riflessione tragica e disperata sulla purezza del cinema, con la Bardot e Fritz Lang). Un primo periodo, questo, che trova in Il bandito delle undici (1965, con Belmondo e la Karina, ai tempi sua compagna) e poi in La cinese (1967) la messa in discussione definitiva della forma tradizionale del film (nell’ultimo, il regista arriva a interrogare fuori campo un attore o fa vedere il direttore della fotografia Roul Coutard al lavoro).

A cominciare da Week end, un uomo e una donna dal sabato alla domenica (1967) per proseguire con La gaia scienza (1968) One plus One (1968) la politica che fa il suo ingresso nei film di Godard che cerca di confrontarsi con quello che succede fuori dai cinema, nelle strade e nelle piazze: non per raccontare una storia ma interagire con la Storia, nei modi che allora sembravano pi efficaci, quelli della militanza politica e dell’annullamento dell’individuo nella massa, arrivando nel 1969 e per tre anni a scomparire nel Gruppo Dziga Vertov, i cui film per (Pravda, 1969; Vento dell’est, 1970; Lotte in Italia, 1970; Vladimir e Rosa, 1971) finiscono per essere soprattutto documenti della crisi che colse gli intellettuali pi tormentati dopo il Sessantotto. Godard non impiega molto a capire che quella via cos provocatoria e anti-spettacolare (creare anche da noi due o tre Vietnam all’interno dell’immenso impero Hollywood-Cinecitt-Mosfilms-Pinewood c’era scritto nella cartella stampa della Cinese) senza uscita e torna sui suoi passi, che per non sono pi quelli del cinema tradizionale.

I suoi film continuano a interrogare la societ e la politica: Crepa padrone, tutto va bene (1972), Numro deux (19785, il mio secondo primo film, dove getta le basi della sua nuova ricerca), Comment a va (1976), Si salvi chi pu (la vita) (1980) e poi ancora Passion (1982), Prnom Carmen (1983), Cura la tua destra (1987) sono tutti titoli che portano Godard sempre pi lontano dalle forme tradizionali della comunicazione cinematografica. Solo filmando si scoprono le cose da filmare potrebbe sembrare una delle sue solite battute a effetto, ma proprio a partire da questa pratica che Godard arriva a mettere a punto l’idea di un film come forma che pensa, come saggio per immagini, dove il montaggio prende sempre pi un ruolo decisivo e teorico. All’inizio degli anni Ottanta, il regista si rende conto che il cinema che abbiamo conosciuto, quello proiettato in sala, sta sparendo. Adesso, con la televisione, diventato qualcos’altro. Ma quello che a tutti sembra un ostacolo, un muro insormontabile, diventa per Godard una nuova possibilit, cio la scoperta delle apparecchiature video, di come facilitino il lavoro e insieme di come permettano, attraverso il montaggio, di passare ore a guardare delle immagini e poi, all’improvviso, di avvicinarle, provocando delle scintille.

Nascono cos le sue Histoire(s) du cinma (1988-1998), quattro puntate per un totale di quattro ore e mezza di proiezione che riprendono lo spirito delle lezioni tenute nel 1978 a Montral per illustrare l’importanza fondamentale del montaggio, utilizzando sull’esempio del Museo dei musei di Malraux, opere d’arte e immagini da film, testi letterari e brani musicali. A guidare tutto, l’ambizione di un pensiero che esca dai propri limiti personali e individuali e che si confronti con quello che il cinema ha significato per l’uomo: La storia del cinema la grande storia. la vicenda del XIX secolo che si risolta nel XX secolo. E noi possiamo trasformare questa storia proiettabile in memoria. l’unica che abbiamo ed tutto ci che possiamo fare, la grande Storia e non mai stata raccontata. Che il modo in cui funzionano le sue Histoire(s) du cinma e l’unico e autentico in cui si dovrebbero guardare questo inclassificabile capolavoro. Dando cos inizio, all’inizio degli anni Novanta, al periodo pi ambizioso (e discusso) del cineasta. Film come Allemagne anne 90 neuf zro (1991), JLG/JLG – Autoritratto di dicembre (1992), For Ever Mozart (1996), Film Socialisme (2010), Addio al linguaggio (2014) fino all’ultimo Le Livre d’image (palma d’oro speciale al Festival di Cannes 2018, dove naturalmente non si presentato a ritirarla) sono altrettanti capitoli di un percorso che ha spinto il cinema a riflettere con la filosofia e ad agire con la politica. Non sempre ottenendo i risultati sperati, ma sempre spingendo l’asticella un po’ pi in alto. Paolo Mereghetti

13 settembre 2022 (modifica il 13 settembre 2022 | 10:35)

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