Falso allarme bomba, evacuato per 7 ore il Palagiustizia di Milano

Quattro telefonate in serie, tra le 8.20 e le 9, nelle quali si annunciava la presenza di una bomba nel Palazzo di Giustizia di Milano, hanno paralizzato l’attività giudiziaria per più di sette ore. Il tempo di passare al setaccio con i cani anti esplosivo gli spazi enormi dell’edificio: sette piani in cui ogni giorno entrano migliaia di persone. Oggi erano sicuramente meno, prima del fine settimana, ma tutti sono stati fatti uscire. Un piano di emergenza scattato in modo puntuale e preciso, date le “modalità” di quelle chiamate, prese molto sul serio, e il clima internazionale, con la guerra in Iran.
“Attività di bonifica negative”, hanno fatto sapere i vertici dell’ufficio alle 16.15. Non sono stati trovati ordigni né oggetti sospetti, dopo che tutto il Palazzo era stato evacuato e almeno dalle 10 sono andate avanti, estese pure ad alcune zone esterne con le strade limitrofe chiuse, le ricerche degli artificieri e delle unità cinofile. Operazioni a cui hanno preso parte Polizia, Carabinieri, Vigili del Fuoco e Polizia locale.
“Voglio evitare che ci siano molti morti”, ha detto quella voce maschile straniera che ha telefonato al 112, segnalando “una bomba in Tribunale, nel palazzo quello più grande”. Le prime due chiamate mute, le altre no, ma nessuna motivazione o rivendicazione. Sono partite, come da localizzazione della cella, dalla zona Nord della città, non lontano dal Niguarda, e probabilmente da più numeri. Al momento, nelle indagini coordinate dal procuratore Marcello Viola, a capo del pool antiterrorismo, e dal pm di turno Nicola Rossato, non si esclude nulla: dalla chiamata di qualche persona instabile fino a moventi legati ad attività che dovevano svolgersi. Si stanno verificando tutte le udienze che avrebbero dovuto tenersi e che sono saltate. Un fascicolo per procurato allarme e interruzione di pubblico servizio verrà aperto dopo il deposito della prima annotazione della Digos della Polizia. E’ presto, viene chiarito, per ipotizzare aggravanti di terrorismo, anche se pure su questo sono in corso accertamenti.
Da quanto è stato chiarito, spesso arrivano telefonate simili, ma mai negli ultimi anni si era deciso – come è stato fatto stamattina in accordo dalla procuratrice generale Francesca Nanni e dal procuratore Viola, in contatto costante con il presidente del Tribunale Fabio Roia e con il presidente della Corte d’Appello Giuseppe Ondei – di svuotare l’edificio e effettuare verifiche a tappeto per ore. E’ stata ritenuta una minaccia seria, considerato il periodo. Anche a Roma, tra l’altro, negli ultimi giorni si sono moltiplicati falsi allarmi bomba. Negli uffici giudiziari si augurano che questi episodi non si ripetano, perché porterebbero a blocchi continui delle udienze e del lavoro in generale, tra cui quello fondamentale di notifica. Oggi la Procura ha dovuto liberare tre persone, piccoli spacciatori, perché erano in scadenza i termini di 48 ore dagli arresti e non si sono potute tenere le convalide per direttissima. Un effetto minimo, ma dopo una gestione difficile di tutti i casi. “Oggi rinviamo tutto, come nel periodo Covid”, è stata la sintesi di un magistrato della giornata. In passato c’erano state bonifiche più veloci, ma in questi giorni, è stato riferito, “non si può rischiare: poi possiamo parlare di falso allarme, ma prima no”.
“Domani farò ciò che non ho fatto oggi”, ha detto un’operatrice della polizia giudiziaria, mentre qualcuno chiedeva il permesso di andare a recuperare un faldone e qualcun altro dentro aveva lasciato semplicemente “il cappotto”.

 

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