Fondi, tre giorni di sospensione per la preside della scuola dell’alunno suicida

La dirigente scolastica dell’Istituto Pacinotti di Fondi ha ricevuto la disciplinare di tre giorni di sospensione dal servizio a conclusione del procedimento avviato nei suoi confronti dopo il suicidio di un alunno della sua scuola, il ragazzino di 14 anni Paolo Mendico, avvenuto il giorno precedente all’inizio delle lezioni. 

Paolo viveva a Santi Cosma e Damiano in provincia di Latina, si è ucciso l’11 settembre nella sua stanza. Le indagini della Procura di Cassino avevano confermato le prime evidenze di suicidio, in attesa dell’autopsia per certezze definitive, ed era emerso poi un lungo calvario di bullismo subito dal ragazzo.

Il contesto del bullismo e le ispezioni ministesteriali

Secondo la famiglia, Paolo era vittima di vessazioni fin dalle elementari: matite spezzate, quaderni scarabocchiati, minacce e insulti come “femminuccia”. I genitori avevano denunciato i fatti più volte alla scuola, inclusa una prima segnalazione ai carabinieri cinque anni prima per una maestra che avrebbe incitato la classe contro di lui, ma senza attivazione di servizi sociali o protocolli antibullismo. Prima di morire, Paolo scrisse sulla chat di classe: “Riservatemi un posto in prima fila”. 

La Procura di Cassino aveva aperto un fascicolo per istigazione al suicidio contro ignoti, sequestrando cellulari di Paolo e di alcuni compagni; quattro minori, ex compagni, risultano indagati presso la Procura dei Minorenni di Roma. Il procuratore Carlo Fucci ha sottolineato l’analisi di supporti informatici e il ruolo dello sportello scolastico per intercettare disagi.
Gli ispettori del ministero dell’Istruzione, inviati dal ministro Giuseppe Valditara, hanno concluso che la scuola mentì sui problemi della classe, ignorando protocolli antibullismo nonostante verbali che attestavano “comportamenti non conformi”. La dirigente e i docenti non hanno agito, nonostante la conoscenza dei fatti; oggi l’epilogo con la sospensione di 3 giorni della dirigente.

Flc Cgil: “Gestione errata della vicenda da parte del Ministero”

“Un esito che dimostra quanto fosse fondato il nostro timore di una gestione sbagliata dell’intera vicenda da parte del ministero dell’Istruzione e del Merito che ha preferito concentrare l’attenzione sulla ricerca a tutti i costi di un colpevole, per dimostrare di saperlo trovare e di saperlo punire, mentre sono ancora in corso indagini penali per accertare eventuali responsabilità”, commenta Roberta Fanfarillo, responsabile nazionale dei dirigenti scolastici Flc Cgil. “Né è prova lampante – aggiunge Fanfarillo- la decisione di avviare la contestazione ancor prima dell’inizio dell’indagine ispettiva, destinata evidentemente a trovare una qualche giustificazione a un giudizio di fatto già scritto in una vicenda che ha creato allarme sociale e un giudizio negativo sull’impegno della scuola nell’affrontare le fragilità e le criticità delle relazioni fra adolescenti”.

“Come Flc Cgil denunciamo, oltre alla violazione delle regole del procedimento, la totale mancanza di riscontro delle motivazioni della sanzione nella documentazione fornita dall’amministrazione, costituita esclusivamente dagli articoli di stampa pubblicati nell’immediatezza del drammatico evento, mentre è stato differito l’accesso alla relazione ispettiva, oggetto di discutibili anticipazioni a mezzo stampa, che l’interessata non ha ancora avuto modo di visionare  e contestare”. Sottolinea la dirigente sindacale. “Per il Ministero una verità che la magistratura non ha ancora accertato e su cui sta indagando, è già  individuata e provata dagli articoli di stampa che costituiscono la sola base probatoria della contestazione degli addebiti. Di nessuna concreta responsabilità, di nessuna omissione viene data prova nel dispositivo della sanzione, che si limita a enunciare solo una serie di generiche affermazioni, confermando il carattere tutto politico di un’operazione che assume come causa certa del suicidio il  bullismo che la scuola, anzi la dirigente, non sarebbe  stata in grado  di riconoscere e perseguire”, sottolinea Fanfarillo. “E a poco serve- continua – se le incontestabili evidenze prodotte dalla dirigente scolastica provano il contrario. Il processo sommario e la  gogna mediatica, che le anticipazioni fatte avere  alla stampa hanno contribuito ad alimentare, esigono a tutti costi l’individuazione di un colpevole che il MIM vuole dimostrare di saper trovare”.“La FLC CGIL è determinata a contrastare la strumentalizzazione della vicenda da parte del Ministero e, soprattutto, a difendere l’integrità professionale della dirigente del Pacinotti che ha già dato mandato ai suoi legali di denunciare l’improvvida diffusione di dati e documenti lesivi della sua immagine professionale e personale e impugnare la sanzione davanti al giudice del lavoro, non escludendo l’attivazione di ogni altra iniziativa giudiziaria a tutela della sua persona”, conclude la responsabile dei dirigenti scolastici FLC. 

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