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forte sul set, insicura nella vita. La mancata maternità non è una priorità- Corriere.it

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di Valerio Cappelli

L’attrice in una teen-comedy accoglie la figlia «un po’ nerd» della sua migliore amica che è morta. «Anch’io come avviene nel film ho avuto i miei incontri sbagliati, le mie amiche dicono che al cinema ricompenso i cessi avuti nei periodi masochisti»




CAGLIARI Quello che succede alla ragazza protagonista di Love & Gelato di Brandon Camp (dal 22 su Netflix, in anteprima al Filming Italy Sardegna Festival di Forte Village), Valentina Lodovini l’ha vissuto, e cioè il viaggio come sradicamento «per tuffarmi in un sogno che è stato il cinema. Venivo dalla campagna toscana, volevo fare il Centro Sperimentale, pensare che ora in quei corridoi c’è la mia foto di ex allieva vestita da Piero Tosi mi fa impressione. Mi ritrovai in un hotel chiamato Cinecittà. Non conoscevo nessuno. Avevo 22 anni».

In questa teen-comedy, Valentina è una donna sola che ama la vita e accoglie nel suo viaggio di formazione la figlia della sua migliore amica, una fotografa americana che è morta. «La ragazza è un po’ nerd, goffa, una Bridget Jones con 15 anni di meno. A Roma conoscerà due ragazzi, cambierà il modo di guardare al mondo e la sua visione della vita». Farà anche incontri sbagliati e Valentina racconta: «E’ successo anche a me. Ho avuto fidanzati belli e allucinanti, soprattutto cessi. Le mie amiche dicono che nei film vengo ricompensata dei cessi avuti nei miei periodi masochisti. Lo dicono anche per il mio carattere, convinte come sono che i personaggi che mi capitano sono migliori di me». Sta pensando alla sua fama di rompiballe? «No, anzi, quella è una diceria che si è creata nel tempo non so bene come, non lo sono affatto, sono solo una persona con un senso etico alto del lavoro. Poi sul set mi adatto. Io sto attenta a non lamentarmi, a volte si creano cortocircuiti inutili, ricordo bene che a 16 anni davo una mano ai miei genitori nel loro negozio di elettrodomestici. Oggi sono consapevole dei miei privilegi».

E a cosa si riferiscono allora le sue amiche? «Al fatto che sono più insicura rispetto alle donne dei miei film, così forti, solari, condizionate dalla mia fisicità. Finora non ho mai portato in scena la mia insicurezza. La fisicità racconta una cosa, l’interiorità un’altra. Non ho ancora avuto un film cucito su di me. Ma a teatro mi è capitata un’opportunità magnifica nel monologo Tutta casa, letto e chiesa di Franca Rame: mi divido tra quattro donne, canto, ballo, recito, interpreto anche i loro uomini, tante voci, corpi, dialetti. Quando dovevo entrare in scena mi sentivo come un animale a cui aprivano la gabbia».

Nel film, alla ragazza lei dice di non avere paura di essere sé stessa. «E’ la battaglia più difficile». Lei di cosa ha paura? «Ci sono tanti motivi, la guerra, la pandemia, l’ambiente. Ho 44 anni, penso ai miei nipoti». La mancata maternità…«Non è mai stata una priorità, è qualcosa che non mi appartiene, lo dico con profondo rispetto, ma non significa che non abbia un senso materno». Love & Gelato è un po’ come l’America guarda a noi italiani, la passione per il cibo, il fatto che guidiamo l’auto come pazzi…«Ci vedono così, naturalmente non siamo solo quella roba là, però vorrei dire che dal regista Brandon Camp, che è di Los Angeles, mi sono sentita stimata, voluta, ha chiesto di vedere tutta la mia filmografia. Ripensando alla trama del film, io non ho mai fatto il viaggio di formazione, se è una fuga dalla realtà non serve. La cosa migliore, se intraprendiamo un lavoro su noi stessi, è di non avere aspettative».

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10 giugno 2022 (modifica il 10 giugno 2022 | 20:01)

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