“Futuro Nazionale”, simbolo forse inutilizzabile. Prime defezioni dalla Lega

Futuro Nazionale, la creatura politica annunciata da Roberto Vannacci, ha trovato il primo ostacolo sul suo cammino, e non si tratta dell’eventuale consenso elettorale, molto più prosaicamente cè un problema col simbolo, il nome del partito. 

Un simbolo non ancora disponibile

A ricordarlo è stato Guido Giacometti, presidente dell’associazione Mondo al contrario, che con una comunicazione formale ha invitato i team vicini all’ex generale a non utilizzare il nome e il simbolo di Futuro Nazionale, né sui social né in altre forme pubbliche.

La motivazione è chiara: il partito non è ancora formalmente costituito e il marchio risulta tutelato. Ogni uso improprio potrebbe avere conseguenze giuridiche e politiche. Cioè: senza organizzazione non c’è narrazione.

Il passato che ritorna

Qquel nome, “Futuro Nazionale”, non nasce oggi. Sarebbe stato registrato nel 2010-2011 da Riccardo Mercante, ex consigliere regionale del Movimento 5 Stelle in Abruzzo, scomparso nel 2020. Il simbolo sarebbe oggi detenuto dalla moglie, che non avrebbe intenzione di cederlo.

Così il nuovo progetto identitario si trova, paradossalmente, a confrontarsi con una proprietà che proviene da tutt’altro campo politico.

Secondo una verifica dell’ANSA, tuttavia, il marchio non sarebbe stato rinnovato alla scadenza dei dieci anni, e potrebbe dunque risultare decaduto. La disputa resta aperta: libera disponibilità o diritto degli eredi? Una questione tecnica che diventa immediatamente politica.

Un giurista citato da Adnkronos, Gabriele Maestri, spiega che la famiglia Mercante può non voler vedere associato il nome a Vannacci, ma probabilmente non può impedirne l’uso, se il marchio è effettivamente scaduto.

La linea del fatto compiuto

Vannacci, come prevedibile, minimizza:

“Il simbolo continuerà a essere usato finché non ci sarà qualcuno che me lo impedirà”.

Il 16 febbraio è prevista un’assemblea generale dei team, anche per chiarire questo nodo. Perché senza nome e senza simbolo, un partito resta sospeso: esiste come intenzione, non ancora come soggetto.

I primi movimenti parlamentari

Intanto, qualcosa si muove. Due deputati leghisti, Rossano Sasso ed Edoardo Ziello, lasciano il partito di Salvini e approdano al Gruppo Misto, dove già siede l’altro “vannacciano” Emanuele Pozzolo. Un altro esponente leghista che veniva considerato nell’orbita del generale, Domenico Furgiuele, invece non lascia la Lega.

È un segnale che conferma come l’annuncio di Futuro Nazionale abbia già prodotto effetti, prima ancora di una forma definitiva. La politica italiana, del resto, conosce bene queste dinamiche: spesso le fratture iniziano molto prima delle fondazioni ufficiali.

Logo e simbolo a parte, resta il tema dell’agenda politica dell’onorevole Vannacci: filo putiniana e securitaria. I suoi nuovi compagni di strada, ex leghisti che poco prima di cambiare casacca si sono distinti nel votare contro le armi a Kiev hanno ricordato il primo profilo. Per il secondo l’eco è stata molto più ampia perché partita da Palazzo Chigi con l’ultimo decreto sicurezza. Voluto fortemente da Salvini per togliere acqua al mulino del generale e fatto proprio da Meloni per non lasciarlo a Salvini e a Vannacci.

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