Andrea Sempio sarebbe stato un utente del blog per seduttori ‘Italian Seduction Club’ con il nickname di ‘Andrea S’ dove avrebbe postato oltre 3mila messaggi fra 2009 e 2016 fra cui riferimenti all’ossessione per una ragazza “tra i 18 e i 20 anni”. Lo riportano numerosi quotidiani, fra cui Corriere e Repubblica e la trasmissione televisiva Quarto Grado, andata in onda venerdì sera, riprendendo a loro volta i contenuti di un lungo articolo pubblicato giovedì sulla rivista MOW che ha ipotizzato che ‘Andrea S.’ fosse il nuovo indagato per l’omicidio volontario pluriaggravato di Chiara Poggi a Garlasco nei cui confronti la Procura di Pavia ipotizza un movente “sessuale” per contestare l’aggravante dei motivi abietti.

Avrebbe postato oltre 3mila messaggi fra 2009 e 2016 fra cui riferimenti all’ossessione per una ragazza “tra i 18 e i 20 anni”. Il post, riportato dal Corriere della Sera, è questo: “L’unica volta in cui mi sono innamorato (da cui poi è nata una one-itis di quasi 2 anni ) è capitato in un momento oscuro della mia vita. Tra i 18 e i 20”.

L’avvocata smentisce che la ragazza sia Chiara Poggi

Intervenendo nel programma condotto da Gian Luigi Nuzzi l‘avvocata del 38enne, Angela Taccia, amica della compagna di Marco Poggi all’epoca dei fatti, ha spiegato di sapere perfettamente chi sia la ragazza a cui facesse riferimento il suo assistito, che non si tratterebbe della 26enne uccisa il 13 agosto 2007 ma di una adolescente più giovane e di valutare se chiamarla a testimoniare. 

Nel 2014, sette anni dopo l’omicidio di Garlasco, scrive: “Mi sono innamorato solo una volta e, l’ho capito nel tempo, ero innamorato di una fantasia più che della ragazza in sé. Infatti la conoscevo appena”. Nello stesso periodo ‘Andrea S.’ “si lasciò andare a una riflessione sullo stupro”, riferisce il quotidiano. “Razionalmente può essere un orrore – scrive – ma, dal punto di vista di biologia, evoluzione e riproduzione, è una dimostrazione pratica della forza del maschio”.

 

Andrea Sempio, convocato per il prossimo 6 maggio dai pm di Pavia con la accusa  di essere il responsabile dell’omicidio di Chiara Poggi, deciderà che linea tenere il giorno prima dell’appuntamento che prelude alla chiusura dell’inchiesta: se parlare o meno.

Dopo aver ricevuto l’invito a comparire con il nuovo capo di imputazione e una ricostruzione dell’aggressione ben diversa da quella che aveva portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi, l’allora fidanzato di Chiara, in questi giorni va ripetendo ai suoi legali, “rispondo o non rispondo?” “Non stare ad arrovellarti – sarebbe stata la replica dei difensori – tieni la mente libera. Decidiamo noi”

L’avvocato Liborio Cataliotti che assiste il 38enne assieme ad Angela Taccia, amica storica dell’indagato in quanto si frequentavano già ai tempi del liceo, si è limitato a dire: “Il 5 maggio sciogliamo la riserva”. La difesa, per ora, non ha atti a sufficienza per poter ribattere ai pubblici ministeri: ha l’esito della perizia genetica e dattiloscopica e dell’esame antropometrico. Esame quest’ultimo che hanno sempre sostenuto gli avvocati, dimostra l’impossibilità della presenza di Sempio sulla scena del crimine. Ciò perché le impronte delle suole a “pallini” di scarpe numero 42, che inquirenti e investigatori ritengono siano state lasciate dell’assassino, sono incompatibili con le sue proprio perché lui calza il 44.

Il suo ex legale, Massimo Lovati, gli consiglia di “non presentarsi spontaneamente, ma solo se sarà disposto l’accompagnamento coattivo”. Senza entrare nel merito delle posizioni di accusa e difese sugli indizi già noti, c’è da interrogarsi sulla mossa dei pubblici ministeri, guidati da Fabio Napoeleone, noto per essere un magistrato di molta esperienza ed anche prudente: la convocazione in procura da un certo punto di vista potrebbe apparire superflua in quanto, dopo l’avviso di conclusione indagini con la discovery, Sempio ha la facoltà di chiedere l’interrogatorio. In realtà è probabile che questa possa essere una strategia che punta sull’effetto sorpresa: metterlo di fronte a tutti gli elementi raccolti, uno in fila all’altro, per sondare la sua reazione soprattutto, nel caso in cui ci siano riscontri rimasti coperti dal segreto istruttorio, che non si conoscono, e che fondano l’ipotesi che indica lui come l’assassino di Chiara e il movente del ‘rifiuto’.

Se così non fosse,  l’invito a comparire, è comunque un atto formale per chiudere il cerchio dell’indagine in modo che nessuno, tra le fila della difesa, possa dire che il 38enne non sia stato sottoposto ad esame nella fase preliminare.
Quanto a lui, anche se non si sa ancora quale sarà la sua scelta, lo scenario più sensato che si può prefigurare è presentarsi dagli inquirenti per poi avvalersi della facoltà di non rispondere. A stretto giro di posta le indagini verranno chiuse e gli atti depositati alle parti

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