La difesa, per ora, non ha atti a sufficienza per poter ribattere ai pubblici ministeri: ha l’esito della perizia genetica e dattiloscopica e dell’esame antropometrico. Esame quest’ultimo che hanno sempre sostenuto gli avvocati, dimostra l’impossibilità della presenza di Sempio sulla scena del crimine. Ciò perché le impronte delle suole a “pallini” di scarpe numero 42, che inquirenti e investigatori ritengono siano state lasciate dell’assassino, sono incompatibili con le sue proprio perché lui calza il 44.

Il suo ex legale, Massimo Lovati, gli consiglia di “non presentarsi spontaneamente, ma solo se sarà disposto l’accompagnamento coattivo”. Senza entrare nel merito delle posizioni di accusa e difese sugli indizi già noti, c’è da interrogarsi sulla mossa dei pubblici ministeri, guidati da Fabio Napoleone, noto per essere un magistrato di molta esperienza ed anche prudente: la convocazione in procura da un certo punto di vista potrebbe apparire superflua in quanto, dopo l’avviso di conclusione indagini con la discovery, Sempio ha la facoltà di chiedere l’interrogatorio. In realtà è probabile che questa possa essere una strategia che punta sull’effetto sorpresa: metterlo di fronte a tutti gli elementi raccolti, uno in fila all’altro, per sondare la sua reazione soprattutto, nel caso in cui ci siano riscontri rimasti coperti dal segreto istruttorio, che non si conoscono, e che fondano l’ipotesi che indica lui come l’assassino di Chiara e il movente del “rifiuto”.

Se così non fosse, l’invito a comparire, è comunque un atto formale per chiudere il cerchio dell’indagine in modo che nessuno, tra le fila della difesa, possa dire che il 38enne non sia stato sottoposto ad esame nella fase preliminare.

Quanto a lui, anche se non si sa ancora quale sarà la sua scelta, lo scenario più sensato che si può prefigurare è presentarsi dagli inquirenti per poi avvalersi della facoltà di non rispondere. A stretto giro di posta le indagini verranno chiuse e gli atti depositati alle parti.

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