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«Godard? Dipingeva “quadri”, ma non amava gli attori. E aveva un problema con le donne degli altri»- Corriere.it

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di Valerio Cappelli

I due lavorarono insieme in «Ahimé», ma il rapporto tra di loro è stato agrodolce

Gérard Depardieu risponde al cellulare. «Sono un po’ stanco, a Parigi mi rompo le scatole». Dobbiamo parlare di Godard, il profeta della Nouvelle Vague, morto a 92 anni. E Depardieu è sempre lui, controcorrente, con la sua feroce sincerità. Comincia subito a spiazzare: «Sono felice per lui»

«Perché la vecchiaia è un disastro, è una tragedia. E’ meglio andarsene via in tempo. Lui si annoiava di vivere».

Lei ha fatto un film con Godard.

«In italiano si intitola Ahimé, era il 1993».

«Vagamente, parlava di mitologia. Non l’ho mai visto. Guarda, ho interpretato 250 film e ne avrò visti quaranta. Certamente non quello».

Com’era Godard sul set?

«Mi lasciava un foglietto imbustato sotto la stanza dell’hotel con le battute che dovevo dire il giorno dopo. Niente copione».

«Sì hai detto bene, un maestro. Era un po’ troppo didattico. L’arte non è così. Godard non era Pasolini, che aveva una natura generosa. Godard non lo era».

Godard e Truffaut, un sodalizio che andò in frantumi.

«Erano molto amici e si mandarono al diavolo davanti a tutto il mondo. Fu Effetto Notte a scatenare la lite, si scambiarono lettere incendiarie. Ma Truffaut era la gioia di vivere».

«Veniva da una famiglia protestante, svizzera, piena di soldi. Famiglia importante e molto interessante. Con la vecchiaia il suo carattere divenne impossibile. Accentuò una caratteristica che era quella di parlare male degli attori».

«Oui, non li amava. Il film doveva essere lui, Jean-Luc Godard».

Con Truffaut litigò per una visione divenuta antitetica dei film: Effetto notte ha un suo romanticismo, Godard voleva sperimentare.

«E in una lettera chiese soldi a Truffaut per il suo prossimo lavoro alternativo, perché la gente non creda che i film si fanno solo come i tuoi, scrisse».

C’era la metafora del treno nella notte, i film Truffaut li «vedeva» così.

«E Godard gli rispose: chi prende il treno, in che classe, chi lo guida?».

Cosa resta della Nouvelle Vague nel 2022?

«Ah…Niente. Neanche l’emozione. Ci sono le piattaforme che mangiano tutto».

Entrambi, lui e Truffaut, erano nati critici.

«Avevano questa cosa in comune. Io non leggo nulla che mi riguardi, gli articoli non li leggo. Non mi considero nemmeno attore».

Ma sta uscendo il suo film sul commissario Maigret di cui tutti parlano bene…

«Sembra uno di quei classici di una volta ma girato con un senso moderno. Maigret è uno che sa come parlare con la gente, apprezza la buona cucina, dunque ho delle cose che mi legano a lui. Ha un istinto che lo porta a interessarsi al prossimo, non parlo solo di fiuto investigativo. Mi piace la sua umanità, un poliziotto vecchio stampo che si prende delle pause in una brasserie».

«Mi piace visitare paesi, l’Italia, la Grecia, la Turchia, l’Algeria…».

«La Russia, certo. Non sopporto i giornalisti e i politici che parlano dell’Ucraina. Non mi piace Zelensky che tutti gli occidentali riempiono di soldi. L’Ucraina apparteneva alla Russia da tanti anni».

Torniamo a Godard. Era contro il sistema?

«Era un professore di filosofia. Aveva un approccio intellettuale alle cose. E aveva problemi con le belle donne degli altri. Un giorno gli dissi che non aveva le palle. Era un autobus passato sul suo corpo, questa è l’immagine che mi viene».

«Adesso lo sarà. Non credo che in vita amasse la pace abbastanza per essere umano».

Ci dica una qualità, una soltanto, di Godard.

«Aveva un bel senso dell’immagine, i suoi film erano quadri».

14 settembre 2022 (modifica il 14 settembre 2022 | 07:22)

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