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Ha perso la figlia e per tre mesi è stata ricoverata per Covid, Domenica Babuin si vaccina a 103 anni

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Domenica Babuin, 104 anni il prossimo 24 febbraio – guarita dal coronavirus nel giugno 2020 appena varcata la soglia dei 102 anni – ieri ha ricevuto la sua terza dose di vaccino: «L’ho accompagnata io in ospedale a San Vito – racconta il figlio Adriano, 77 anni, a lungo presidente dell’associazione diabetici – e posso dire che non ha nessuna reazione avversa, nemmeno al braccio. Ha una salute di ferro». La signora Domenica, originaria di Vallenoncello (Pordenone), nata in casa in una famiglia con altri sei fratelli, è sicuramente la più longeva, anche se la tendenza di tutti è stata quella di superare agevolmente la boa degli ottanta.


Domenica Babuin, il vaccino a 103 anni

 

«Posso dire senza timore di smentita che la longevità è genetica nella famiglia di mia madre – spiega il signor Adriano – sua sorella ad esempio è arrivata ai 96». Se esiste però un segreto per aiutare il Dna, probabilmente sta nel giardinaggio, di cui Domenica è appassionata, anche se le ginocchia tendono a farle male se sta troppo a lungo con le mani fra i fiori e la terra.

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«Fiori e movimento – esclama serenamente – non sono mai stata un momento ferma nella vita. Ho dovuto seguire mio marito che era maresciallo dei Carabinieri e come tale ha avuto decine di sedi diverse. Anche lui ha avuto mille peripezie: in servizio a Torino, poi al confine con la Svizzera, la Grecia dove si era ammalato di pleurite ed era stato rimpatriato. Era fuggito a Brescia durante la guerra civile ma con l’arrivo dei repubblichini era riuscito a scappare per trovare rifugio in Friuli. Dopo la pensione ci siamo trasferiti in provincia di Pordenone e infine a San Vito dal 1980».

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IL PREGRESSO

Il Covid purtroppo non ha colpito solo Domenica, ma anche la figlia Anna Maria Matteotti, che si è ammalata sempre nel 2020 e non è riuscita a superare la fase terribile del ricovero: «Sappiamo solo che durante un’ecografia effettuata nell’ospedale di Palmanova il giorno di Pasqua ha avuto un arresto cardiaco – spiega il fratello Adriano – non l’abbiamo più vista. Aveva 83 anni ed è stata la seconda vittima di coronavirus a San Vito». Era vedova da molti anni e senza figli, molto nota in città per aver gestito a lungo una attività commerciale in via Amalteo insieme al fratello. Domenica, con la sua tempra invidiabile, il virus invece lo ha sconfitto: ci sono voluti settanta indimenticabili giorni di ricovero, prima nel nosocomio pordenonese e poi nell’hospice sanvitese che era stato trasformato in reparto Covid: al raggiungimento del secondo tampone negativo non ci voleva credere. Era una notizia davvero meravigliosa. «L’unica conseguenza che ho riscontrato in mia madre dopo che è guarita dal virus– afferma Adriano Matteotti – è un problema agli occhi. Quando è tornata finalmente a casa ci vedeva poco e le è rimasta una maculopatia. Sono sicurissimo che dipenda dal Covid e non dall’età, perché avevamo appena fatto la montatura nuova e la visita dall’oculista era andata benissimo».

 

Poca cosa, considerato il secolo sulle spalle e l’incredibile capacità di reazione a ogni avversità, contando due guerre mondiali, decine di traslochi e peripezie familiari, il covid e tre vaccini, per i quali come minimo un filino di febbre viene anche ai fisici più inossidabili: «Invece niente di niente, neanche un po’ di ematoma al braccio o qualche dolorino, in nessuna delle tre dosi ricevute – conferma Domenica – questa volta me l’ha fatta il dottor Sclippa che ha una mano di velluto».

 

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