“Alle tre hanno citofonato con insistenza. Ho avuto paura che fosse il mio ex marito Tamer. Poi ho risposto: erano poliziotti. Mi hanno detto di vestirmi in fretta perché io e mia figlia dovevamo seguirli in commissariato”. Così in un’intervista al Corriere della Sera Nessy Guerra racconta le sue ultime 48 ore, da quando la notte tra il 30 giugno e il 1 luglio la polizia egiziana l’ha portata in Questura con la motivazione di imporre alla giovane sanremese le visite da parte dell’ex marito alla figlia di tre anni e mezzo. 

A una bambina di tre anni una notte così “non si spiega. È stato tremendo. Una bimba svegliata alle tre e portata in commissariato tra divise, persone ammanettate che urlavano e paura. Lei non deve vivere così”. 

“Mi hanno detto che il mio ex marito doveva vedere la figlia. Io continuavo a chiedere l’atto – racconta – ma inutilmente. Hanno provato a prendermi il telefono. Mi sono opposta: dovevo chiamare i miei avvocati”.    

Guerra fa sapere di aver firmato un documento in cui giuradi “non abbandonare il domicilio finché non finiranno i processi“, ma non essendo più segreta casa sua teme che l’ex-marito possa trovare lei e la bimba.

All’Italia, quindi, chiede di essere messa in sicuro con sua figlia “anche con un trasferimento all’interno dell’ambasciata italiana al Cairo. Però – dice – mi è stato risposto che non è possibile”. Inoltre, spera nella grazia e che l’Italia riesca a riportarle a casa. Ieri l’Ambasciata al Cairo ha chiesto la grazia presidenziale per la 26enne sanremese. “In relazione alla condanna per adulterio inflittale in Egitto, la nostra Ambasciata ha formalmente consegnato al Cairo una richiesta di grazia presidenziale”, ha spiegato il ministro degli Esteri Antonio Tajani al question time alla Camera

Guerra vorrebbe parlare con Tajani per dirgli: “Non basta dire: ‘Nessy è stata rilasciata’. Siamo in casa, ma ho firmato che non posso lasciarla. Ogni porta che si apre può essere l’inizio di un altro incubo. Voglio tornare in Italia con mia figlia, ma intanto voglio essere protetta dal mio Paese”. 

Tajani ribadisce: “Stiamo lavorando con discrezione per riportarle in Italia”

“Stiamo lavorando perché” Nessy Guerra “possa ritornare il prima possibile in Italia. C’è stata anche la grazia del presidente al Sisi. Siamo in contatto con il ministero degli Esteri e con tutte le autorità. Stiamo lavorando con discrezione per cercare di riportare a casa sia la mamma che la bambina, tutte e due“. Lo ha dichiarato il ministro Tajani anche oggi, a margine dell’assemblea Ania 2026. “Ieri siamo riusciti a farla tornare subito a casa, dopo questo fermo di polizia, per farle incontrare la bambina e il padre”, ha aggiunto il titolare della Farnesina. “Adesso lavoriamo perché il caso si possa risolvere con discrezione, lavorando senza troppo clamore, perché senza clamore si ottiene di più che facendo confusione”, ha concluso Tajani.

La ricostruzione del caso

La 26enne di Sanremo, cittadina italiana, è stata condannata in primo e secondo grado per un reato che in Italia neppure esiste, quello di adulterio. Condanna a sei mesi, che adesso potrebbe portarla all’arresto. Proprio nei giorni scorsi, Nessy aveva presentato ricorso in cassazione.

Le informazioni sull’operazione della polizia sono ancora frammentarie: tutto sarebbe nato da un ordine della Procura egiziana che obbligherebbe Nessy a incontrare l’ex marito, Tamer Hamouda, perché lui vuole vedere la loro figlia.

Lo stesso Tamer Hamouda in Italia è stato condannato, in via definitiva, dal tribunale di Genova per maltrattamenti, stalking, lesioni e truffa nei confronti di un’altra donna. 

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