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I Blues Brothers su Iris stasera: storia di un capolavoro che molto pi politico di quel che sembra

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Nel 1978, l’anno di Animal House, John Belushi e Dan Aykroyd creano per la popolarissima trasmissione tv Saturday Night Live i personaggi di Jake “Joliet” ed Elwood Blues, ribattezzati dal compositore Howard Shore The Blues Brothers” (in onda stasera su Twentyseven alle 21, con replica domani alle 23.10) : due fratelli cresciuti in un orfanotrofio dell’Illinois e iniziati al blues nelle sue molteplici declinazioni grazie a un inserviente dell’istituto, caratterizzati dai loro abiti neri e dagli onnipresenti occhiali da sole Ray-Ban Wayfarer, anch’essi con montatura nera. Col primo in vetta anche alle classifiche degli incassi cinematografici, i due finiscono primi nella classifica di Billboard grazie all’abum di cover Briefcase Full of Blues; e subito iniziano a mettere sul piatto l’idea che i loro personaggi possano diventare protagonisti di un film. Dopo una lotta acerrima di Paramount e Universal per aggiudicarsene produzione e distribuzione, a prevalere quest’ultima, che ingaggia John Landis alla regia e lo incarica anche di trasformare in qualcosa di realmente filmabile il copione di 400 pagine che lo sceneggiatore esordiente Aykroyd aveva scritto di getto sull’onda dell’entusiasmo. Due anni dopo, il 20 giugno 1980, per la modica cifra di quasi trenta milioni di dollari di budget contro i dodici preventivati (nonch al prezzo di una lunga serie di traversie di lavorazione, inclusa la discesa sempre pi verticale di Belushi nella dipendenza dalle droghe), il film (una commistione geniale, irripetibile e catastrofica di musical, commedia e satira) debutta nelle sale americane senza clamori e sbeffeggiato da gran parte della critica (il Los Angeles Times parl senza mezzi termini di “disastro”, paragonandolo al flop di Spielberg 1941 – Allarme a Hollywood; la Bibbia dell’entertainment Variety lo associ per humour e forza espressiva ai film di Gianni e Pinotto) finendo a un onorevole ma deludente decimo posto negli incassi complessivi della stagione Usa. Assai meglio accolto dalla critica europea, che gi vedeva in Landis l’alfiere di un cinema s demenziale ma anche profondamente politico, diviene per a sorpresa il primo film americano a incassare pi all’estero che in patria. E oggi, in occasione del suo quarantennale (ma la stessa cosa si sarebbe gi potuta scrivere dieci, venti o perfino trenta anni fa…) universalmente considerato un capolavoro.

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