HomeSalute«I genitori non devono avere paura. Immunizzare i più piccoli è decisivo»

«I genitori non devono avere paura. Immunizzare i più piccoli è decisivo»

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«La vaccinazione è l’atto di prevenzione primaria più importante ed efficace per proteggersi da tutte le malattie infettive, e quindi anche dal covid». Paolo Biasci, presidente della Federazione italiana medici pediatri, ora che finalmente la campagna vaccinale per i più piccoli sta per prendere il via, lo ribadisce con forza: «La malattia covid può produrre problematiche anche nella fascia tra i 5 e gli 11 anni e spesso le conseguenze sono difficili da gestire. Quindi, vacciniamo al più presti i più piccoli. Noi pediatri siamo pronti».


Perché anche i bambini devono essere protetti dal covid?
«Partiamo dai dati. Nelle ultime settimane c’è stato un incremento dei contagi tra i 5 e gli 11 anni. Dall’inizio della pandemia abbiamo toccato quasi i 270mila casi, 1.500 ricoveri ordinari, 36 in terapia intensiva e purtroppo anche 9 decessi. Dal punto di vista statistico, ci sono tutti gli elementi per pensare che prevenire è la strategia migliore».

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Anche i più piccoli rischiano di ammalarsi in modo grave?
«Se ci sono stati 1500 ricoveri, è ovvio che non si possa stare tranquilli. Vuol dire che questi bambini non solo si sono contagiati, ma sono stati costretti ad andare in ospedale. Ribadisco, se un bambino piccolo non può restarsene a casa finché guarisce, è ovvio che la malattia tanto lieve non è».

Eppure c’è ancora chi invoca prudenza, o chi persino ripete lo slogan giù le mani dai bambini.
«Ma cosa vuol dire? Noi i bambini non li vogliamo ignorare. I bambini hanno diritto come gli adulti a non ammalarsi, e quindi per prevenire la malattia in questo caso li dobbiamo vaccinare».

L’obiezione di chi è più titubante alla profilassi nasce per lo più dalla paura dei possibili effetti collaterali.
«Chiariamo subito. Prima dell’approvazione, questo vaccino è stato inoculato a più di 3mila bambini. Poi, con l’inizio della vaccinazione che c’è stata negli Stati Uniti, sono stati protetti con il vaccino anticovid più di tre milioni di bambini di questa fascia di età. E ad oggi non ci sono segnalazioni di problematiche relative ad eventi avversi di particolare importanza. Non dimentichiamo che la sorveglianza post approvazione all’utilizzo è la parte più importante, perché si possono monitorare grandissimi casi. Quindi, i genitori possono stare tranquilli».

Esistono condizioni per le quali non è raccomandata la vaccinazione?
«Veramente pochissime. Ci sonobambini sfortunati che sono in terapia chemioterapica, o hanno malattie neoplastiche per cui devono assumere farmaci che interferiscono in maniera importante sulla risposta immunitaria. Quelle situazioni vanno valutate caso per caso nei centri che seguono questi bambini. Per i soggetti pediatrici con patologie croniche, ricordiamo che invece la vaccinazione deve essere prioritaria, perché si tratta di bambini che se si infettano possono avere più facilmente complicazioni».

Prima della profilassi, è consigliabile una anamnesi particolare?
«Uno dei tanti aspetti che differenziano qualitativamente la vaccinazione effettuata dal proprio pediatra da quella che viene offerta presso l’hub sta proprio nel fatto che nei grandi centri di somministrazione il genitore trova un vaccinatore che vede il suo bambino per la prima volta; si tratta cioè di un medico che necessita di un’accurata valutazione. Il pediatra di famiglia, invece, conosce il bambino sin dalla nascita, quindi l’anamnesi non ha nemmeno bisogno di farla, perché tutte le notizie sanitarie del piccolo le trova nella cartella clinica».

I bambini che in questo periodo si ritrovano con il raffreddore devono fare un tampone prima della vaccinazione?
«Non possono vaccinarsi solo se hanno la febbre. La tosse o il raffreddore non sono invece una controindicazione all’effettuazione di nessun vaccino. Comunque, non si può generalizzare, alcune situazioni dovranno essere valutate dal pediatra, che saprà dare le risposte giuste».

Voi siete pronti a vaccinare?
«Certo, c’è stato un appello da parte delle istituzioni alle Regioni in ritardo sull’organizzazione delle vaccinazioni affinché si definisse il coinvolgimento dei pediatri di famiglia. Molti hanno concluso o stanno concludendo accordi. Siamo pronti a vaccinare».
 

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